Complesso non significa complicato

ANTENNA | Articolo "Complesso non significa complicato"

Comprendere il contesto richiede conoscenze, abilità e attitudini diverse

Quando è necessario capire appieno il significato di un termine, noi nipoti degli antichi romani abbiamo a disposizione uno strumento infallibile. L’etimologia entra nell’anima delle parole e ci rivela aspetti che oggi è difficile cogliere. Proviamo con due sinonimi apparenti: complicato «cum pliques» con pieghe (quindi qualcosa che può essere s-piegato) e complesso «cum plexus» con un intreccio (quindi qualcosa che va sciolto oppure…legato a sé). È tutto più chiaro.

Vivere nel tempo della complessità significa risolvere quei nodi che ingarbugliano le scelte personali, le decisioni aziendali, la comprensione di ciò che accade o, peggio ancora, l’immaginare il futuro, anche il più vicino. Fino a dieci anni fa, essere esperti di una disciplina, di un mercato o una tecnica era condizione sufficiente per poter esprimere un parere referenziato ed essere ritenuti affidabili su uno specifico argomento. Oggi la pre-condizione per valutare un contesto è quella di possedere una griglia composita e fitta di variabili, attraverso la quale esplorare più ampie dimensioni e diversi livelli. Per questo si dice che la complessità necessiti di una visione multidimensionale e multilivello: più larga e più profonda rispetto alla necessità contingente.

I capitoli di un recente libro sui sistemi di gestione per le organizzazioni aziendali avanzate sono preceduti da una prefazione sulla complessità, a firma del manager dedicato alla formazione HSEQ ovvero salute, sicurezza, ambiente e qualità di una grande azienda dell’energia. Già il suo job title rende evidente la trama profonda che intreccia processi, valori e funzioni in una multiutility company impegnata su diversi fronti del servizio al cittadino e quindi sulla creazione di una cultura aziendale che uniformi lo stile della relazione e del lavoro nei propri dipendenti.

“Immagina di andare al supermercato per una spesa veloce, ma con solo una manciata di euro a disposizione. Senza carte di credito, senza paracadute. Le banane non costano più due euro al chilo, ma costano due euro variabili… un euro se compri anche le mele, dieci euro al chilo se invece prendi le prugne, ma se prendi le prugne costeranno meno le mele, che invece non cambiano prezzo se prendi le banane. Se però prendi le albicocche queste azzerano l’effetto che le prugne hanno sulle banane ma raddoppiano il costo delle mele e così via. Questa è la complessità: un mondo che non reagisce in modo prevedibile e lineare ma con variabili che sono indipendenti, dipendenti, interdipendenti e talvolta nascoste, impreviste, imprevedibili.”

Quali e quante conoscenze, abilità e attitudini diverse sono necessarie per agire e reagire in questo mondo complesso? Tante, forse troppe. E la risposta più vera nasconde l’opportunità più concreta: è indispensabile contare sugli altri, aggregare potenzialità che sblocchino soluzioni.

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