Niente di tutto questo. Il futuro ha nuovi parametri e diversi strumenti
La Storia non ha un incedere lineare. C’è chi la intende come un continuo ritorno a schemi già vissuti e chi invece ne identifica alcuni punti di svolta capaci di mutarne il corso. In questo terzo millennio appena iniziato, a volte sembra che nulla di ciò che è stato possa essere preso come mappa per orientarsi tra decisioni e trasformazioni, che nascono da un contesto mai prima conosciuto. Le giornate e le persone sembrano muoversi all’interno di situazioni, che per essere comprese necessitano di competenze e di velocità inversamente proporzionali.
La narrazione che mass media e social network stanno consolidando va sempre più a rafforzare l’idea che serva una luce per dipanare la realtà e la sua proiezione al futuro.
È l’ambiente ideale dei dataisti, i cultori della conoscenza interamente basata sui dati informatici e sulla loro elaborazione. Sono i più convinti sostenitori dell’inutilità di qualsiasi teoria non solo filosofica, ma anche scientifica. Il dato facilita l’apprendimento, semplifica l’identificazione delle tendenze in essere, risolve decisioni e scelte con una certezza matematica e predice con freddezza algoritmica comportamenti e accadimenti del mondo e dei mercati. La razionalità digitale predilige l’ottimizzazione del processo al miglioramento attraverso il dialogo. Poi, però, c’è tutto il resto.
C’è l’intuito, l’empatia e le caratteristiche umane che rendono la Storia – anche quella del terzo millennio – un organismo vivo e vivente, dove le variabili della complessità cambiano le modalità decisionali, tanto quanto le complicanze quotidiane creano opportunità di scoperta e di innovazione. La confusione, che porta disordine nella comprensione dei nuovi strumenti tecnologici e dei diversi parametri di misurazione dei risultati, è frutto della disarmonia tra ciò che ascoltiamo e ciò che viviamo realmente.
Ecco allora che servono zone di confronto attivo, dove non sentir risuonare sempre le frequenze a cui si è sottoposti nei propri ambienti. Il discorso e la relazione divengono non più un modo virtuoso di impiegare il tempo, ma un modello efficiente di lavoro e di vita.
Le associazioni hanno questa responsabilità: supportare gli associati nel risolvere la confusione, nell’evitare il rimescolamento scomposto di contenuti non sempre facili da applicare e con connessioni non semplici da valutare. Come, ad esempio, quella tra tecnologia e innovazione o ESG e sostenibilità, sinonimi di nuova generazione, che se ben distinti invece rendono evidente non solo il loro rapporto ma l’apporto al futuro delle imprese.








