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Europa: dove trovare la propria appartenenza

ANTENNA | Articolo "Europa: dove trovare la propria appartenenza"

I cartografi dell’immediato futuro tra identità, spirito e cultura

Le mappe nascono dalla visionaria capacità di immaginare, tratteggiare, ricordare strade e territori, a beneficio di chi vorrà ripercorrere viaggi già compiuti. Nei millenni i cartografi hanno fornito punti di riferimento, hanno indicato ostacoli e svolte indispensabili per raggiungere le destinazioni ambite. Rotte e percorsi sono le opportunità e i dilemmi maggiori per esploratori, conquistatori e commercianti. Orientarsi significa dirigere la propria volontà, organizzare la missione, definire il punto di partenza per giungere alla meta e fare ritorno. L’Europa da millenni è nel contempo punto di approdo, riferimento certo e piattaforma geopolitica proiettata verso il resto del mondo.

Questa entità geografica minuscola, se paragonata alle grandi masse continentali, ha generato un grande impatto nella Storia dell’umanità per rilevanza artistica e scientifica, per sviluppo di modelli produttivi ed economici, per solidità ed originalità del pensiero. La potenza perenne dell’immaginario europeo è una tensione comune a vivere, servire, trasmettere la conoscenza tecnica e la sensibilità umana, perfettamente miscelate in una cultura che si riconosce unica, condivisa e capace di mantenere i suoi tratti nonostante i mille conflitti che l’hanno provata.

25 anni fa al giro del secolo e del millennio, la società occidentale si è affannata intorno ad un bug che trasferiva nella dimensione tecnologica ed informatica le paure e le contraddizioni di una consapevolezza percepita ma inespressa. I paradigmi che fino ad allora erano serviti per leggere la realtà segnavano il loro tempo. Le ideologie innestavano nelle società quelle contraddizioni che le facevano scricchiolare sotto la forza lenta e inarrestabile del destino dei popoli: riconoscersi come comunità, sempre meno chiusa e ripiegata su stessa. Per tutti gli Europei si è aperta allora una nuova, reale opzione, che le Grandi Guerre avevano messo in discussione, con i loro orrori e le loro follie.

L’Europa può ancora affermarsi quale spazio sociale, economico e politico a patto che recuperi la sua identità. Come individui e come comunità umana, possiamo dare vita ad una rivoluzione, nella nostra duplice vocazione di eredi e di rifondatori del patrimonio culturale più autentico e condiviso. L’Europa oggi può far sentire il suo richiamo vitale: il declino delle nazioni e della civiltà, da cui sembra affetta e che guerre e migrazioni amplificano, non è affatto inevitabile. La narrazione che la vuole svuotata di valori, confusa difronte al nuovo mondo multipolare, anello debole nella linea di tenuta occidentale, può essere riscritta e ribaltata solo se l’Europa sarà capace di incarnare la rivoluzione necessaria in questo frangente della Storia. Ogni via personale, comunitaria, associativa, rappresenta la possibilità della rifondazione del nostro senso profondo di essere europei. È una cittadella interna quella che dobbiamo costruire per essere all’altezza delle sfide che ci attendono. Secondo l’adagio di Holderlin: «là dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva».

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