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Lettera di Fabio Martignoni, Cogo Bilance

La lettera di Fabio Martignoni, partner e CEO Cogo Bilance, associata CdO Insubria, aperta anche nell’emergenza: i suoi sistemi di pesatura professionale sono un piccolo ma decisisivo anello nella catena dei servizi essenziali.

Sono un imprenditore che, come tanti, anzi tutti, i suoi colleghi si è trovato in una situazione nuova e imprevedibile. Dopo giorni di notizie contrastanti e oscillanti tra ottimismo e pessimismo assoluto (notizie di cui non mi sento di incolpare nessuno poiché tutti siamo bravi con il senno del poi…) si è arrivati al dunque.
Si sono rese necessarie misure eccezionali per tutelare il bene più prezioso donatoci, la vita. Tra queste misure la chiusura di tante attività ma, come comprensibile per chiunque, non di tutte, poiché alcune risultano anch’esse essenziali per tutelare il bene più prezioso donatoci, la vita.

Non si può infatti immaginare di chiudere le centrali elettriche, ma le centrali elettriche, tante di esse, hanno bisogno del carburante prodotto dalle raffinerie. Non si può immaginare di chiudere le industrie alimentari, o la gran parte di esse, (mi perdoni quel grandissimo imprenditore che è Ferrero, posso rinunciare alla Nutella ma non alla pasta o allo zucchero o al burro) e non posso pensare di chiudere gli allevamenti poiché, a parte la carenza di cibo, pensiamo alle epidemie che si creerebbero con milioni di animali morti, e così le aziende agricole. Ma tutto questo ripeto, è comprensibile a chiunque. Meno comprensibile invece, e me ne sono accorto sulla mia pelle, è considerare attività come la mia, apparentemente non indispensabile a prima sensazione ma… Costruiamo, ma in questo caso, soprattutto facciamo manutenzione, a impianti di pesatura e dosaggio. Ebbene, vi garantisco che alcune di quelle aziende sopra menzionate non possono fare a meno per produrre, controllare e vendere, di questo tipo di impianti e quindi ci hanno scritto o telefonato, affinché garantissimo loro tali servizi. 

A questo punto ho dovuto parlare ai miei collaboratori, alla mia gente, per illustrare la situazione, e per illustrarla chiaramente da due punti di vista. Il primo, quello di essere chiamati a fare il nostro per tutti gli altri, come sopra richiamato; e il secondo, più interno, ma altrettanto importante, dichiarandomi invece disponibile a chiudere tutto, a far venire meno anche quel nostro dovere, ma non garantendo che a situazione risolta saremmo potuti se e come ripartire per le evidenti difficoltà economiche che deriverebbero da una chiusura totale e di fatto indeterminata. Ho subito chiarito che chi avesse potuto e voluto avrebbe potuto lavorare da casa, ma per quei lavori impossibili da fare da casa, chi avesse avuto paura di lavorare, per sé o per i propri cari, lo avrebbe potuto dire chiaramente e non avrebbe subito nessuna conseguenza, poiché anche la paura ha le sue giustificazioni e anche la paura ha salvato tante vite. 

Non posso nascondere di essere rimasto felice, positivamente colpito da parte della risposta di tutti, della quasi totalità che, non solo si è dichiarata disponibile a lavorare subendone i rischi, pur con tutte le precauzioni adottabili, ma anche da chi ha chiesto di stare a casa a lavorare ma che, siccome il lavoro da casa era meno impegnativo e richiede meno ore, di considerare ferie questi giorni, o di chi, pensiamo alla filiera interna, per fare un esempio, si è dichiarato disponibile a venire in fabbrica per approvvigionare chi fa assistenza dei necessari ricambi, a chiamata e su necessità; del responsabile del coordinamento dell’assistenza che tiene il cellulare acceso sempre, o del responsabile commerciale che, pur in ferie, sta inondando i clienti di mail e chiamate per essere pronti alla ripresa; o di chi si occupa delle certificazioni che dovremo avere e ha chiesto di lavorare in fabbrica, sempre per essere pronti alla ripresa; o di chi segue la segreteria e la contabilità che pur aggiungendo ai nostri problemi un grave problema familiare, si è ingegnata per far funzionare al meglio la parte “burocratica”, installandosi a casa una posizione e venendo in fabbrica saltuariamente quando necessario, sempre per essere pronti alla ripresa; e sto dimenticando sicuramente tanti anche per non dilungarmi.

Perché la ripresa ci sarà, perché tutte queste persone che stanno rischiando per dare il loro contributo, e che prendono tutte le precauzioni possibili, per cui magari rinunciano a baciare un figlio, un parente, stando attenti a non usare le stesse stoviglie o lo stesso asciugamano, se lo meritano. E meritano anche di non essere considerate untori o incoscienti, come a qualcuno è stato rimproverato, ma si meritano un grazie da parte di tutti, così come noi dobbiamo ringraziare i corrieri e i trasportatori e i lavoratori di tutte quelle attività che non possono chiudere perché parte di quella filiera che, come tutte le misure eccezionali prese, vuole tutelare il bene più prezioso donatoci, la vita. 

Sento quindi un grosso peso per la responsabilità che io, che guido la mia piccola squadra, ritengo di avere, ma questo peso mi è enormemente alleviato dall’orgoglio di avere questa squadra, di sapere che ci sono tante altre piccole, medie e grandi squadre che stanno facendo la stessa cosa per il nostro grande, unico e responsabile Paese.

Fabio Martignoni

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