Intervista a Giovanni Bruno

INDOVINA CHI | Intervista a Giovanni Bruno, Presidente Fondazione Banco Alimentare

LA CULTURA DEL BENE COMUNE VA OLTRE IL GESTO (SIGNIFICATIVO)

La voce è roca, il ritmo del dialogo è pacato ma affilato, capace di rendere in maniera immediata la chiarezza del punto di vista. Dalla sua posizione di presidente della Fondazione Banco Alimentare, Giovanni Bruno è il primo guardiano di un avamposto a presidio del “bene comune”, nel difficile territorio di coloro che vivono sotto la soglia della povertà assoluta. “Non sono i poveri che abbiamo in mente come stereotipo”. Dei 5 milioni e 700 mila italiani che si rivolgono a uno degli oltre 7.600 enti di carità serviti dal Banco Alimentare, una buona parte è costituita da famiglie monoreddito non più in grado di far fronte al bene più indispensabile tra tutti, per i costi che richiede: il cibo. La spesa quotidiana torna ad essere un pensiero primario, nel terzo millennio di questa Italia sempre in equilibrio tra sviluppo e decrescita, PIL e risparmio, lavoro e precarietà.

“La giornata annuale della Colletta Alimentare ha una funzione ancora più importante, rispetto alla raccolta di cibo da distribuire in maniera allargata. Serve a farci prendere coscienza del fatto che un gesto è possibile tutti i giorni, che la carità non è pietismo, ma cultura della condivisione e dell’approccio concreto”. A questa idea, Giovanni ha dedicato interamente i 10 anni di attività al Banco Alimentare, dove è giunto nel 2014 per realizzare un assesment degli aspetti organizzativi, grazie all’esperienza e alla competenza accumulata nella sua vita professionale all’interno del settore finanziario. In questo tempo, lui pensionato volontario, ha visto cambiare profondamente il volontariato. Lo ha visto diventare “liquido”, con un termine oggi molto in voga quando si vuole dare il senso di attività, attitudini e scelte che assumono la forma del contesto in cui si esprimono.

“Non mi piace questo termine che indica un giorno l’essere attivisti per il clima, una mattina dedicarsi a ripulire l’ambiente oppure spendere qualche ora per l’assistenza a soggetti bisognosi. Tutti impegni apprezzabili ma credo sia importante un impegno continuativo, di concentrazione e dedizione su un tema specifico”. Non è questa la cultura della generosità che connota da sempre noi italiani, popolo solidale, impegnato, pronto a reagire alle difficoltà, mettendo in campo grandi valori umani e un approccio concreto alla soluzione dei problemi. L’impegno in nome del bene comune si fa forte anche di gesti in momenti specifici e simbolici o nelle emergenze, ma si radica nella visione sociale che sostiene la speranza del vivere. Rifugge l’assistenzialismo e abbraccia la dignità, come valore comunitario e non solo individuale.

I numeri servono a Giovanni per rendere la dimensione e la gravità del contesto che siamo tutti chiamati a fronteggiare. 119.000 tonnellate di cibo raccolto e distribuito nel 2023, del quale 46.000 tonnellate come recupero dalla filiera agroalimentare, 10.000 tonnellate dalle donazioni cosiddette dal basso a partire dalla Colletta Alimentare di novembre, il resto derivante dal fondo europeo e nazionale per i poveri, che quest’anno subirà un decremento del 35-40%. “La prima responsabilità che abbiamo è quella di vivere le circostanze in cui ci troviamo”.

È la grande lezione che il Banco ancora tramanda dai giorni in cui Don Giussani e il Cavalier Fossati, un sacerdote e un imprenditore, incrociarono le loro visioni e la loro attitudine al fare, dando vita alla realtà che oggi sostiene oltre 7.600 enti caritativi grazie alle derrate alimentari che raccoglie e distribuisce con il supporto logistico di tanti, aziende e privati, oltre alla disponibilità di migliaia di volontari. “Perché ciò si rinnovi ogni giorno serve che la carità sia corroborata da professionalità e non si riduca a pietismo”. Così in questi anni da Presidente, Giovanni si è impegnato perché l’organizzazione si ringiovanisse, garantisse per quanto possibile stipendi migliori rispetto ai minimi sindacali, formasse continuamente le persone attive perché fosse in grado di dare sempre il meglio di sé. Ha predisposto accantonamenti di fondi per sostenere ricerche dedicate anche in collaborazione con il Politecnico di Milano e Fondazione per la Sussidiarietà, sullo spreco alimentare nella filiera di produzione, trasformazione e distribuzione della materia agroalimentare in Italia.

Uso attivo del tempo ed educazione alla condivisione. Il patrimonio di valori e di cultura che il Banco Alimentare rappresenta è un bene comune di questo nostro Paese, che si ritrova il prossimo 16 novembre davanti a 12.000 supermercati per ribadire che il cibo per tutti è una questione che riguarda ciascuno di noi. Ogni giorno.

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