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Idee e conoscenza: relazione in formazione

ANTENNA | Articolo "Idee e conoscenza: relazione in formazione"

Le abilità che creano valore

Se l’intelligenza può essere artificiale, la conoscenza è il capitale prettamente umano, che consolida il sapere, lo rende un vantaggio competitivo e gli permette di generare nuove idee. In altre parole, nell’era della complessità, la AI è lo strumento che permette di disegnare il perimetro delle competenze minime e necessarie per avviare un progetto o per raggiungere un obiettivo. La conoscenza invece è il processo dinamico, che richiede capacità cognitive ed esperienze applicative per divenire sapere utile, capace di fare la differenza all’interno del contesto umano e professionale in cui si esprime.

La conoscenza non è valutabile in modo isolato e assoluto, ma va piuttosto misurata attraverso il suo impatto sul processo decisionale e le performance dell’organizzazione. Non è quindi un bene statico ma un capitale in movimento, che può essere creato, modificato e utilizzato. La sua condivisione e gestione è l’ambito su cui si gioca l’immediato futuro delle imprese, che attraverso la formazione e lo sviluppo di nuove competenze possono sostenere i processi di trasformazione produttivi, organizzativi e decisionali.

Il tempo è la variabile che regola i diversi momenti. La scarsità determina la lista di priorità dalle quali spesso la formazione è esclusa perché interrompe un processo, crea disparità e porta con sé nuovi protocolli. Il suo scorrere diviene misura dell’efficacia di ciò che si è appreso, secondo il maggiore o minore consolidamento della conoscenza e dell’effettivo impiego nella quotidianità operativa. Ed è qui che l’imprenditore deve mettere in campo la sua specifica abilità nel creare valore.

Decidere che la formazione è uno dei primari ambiti di investimento passa dalla convinzione e dall’evidenza che la conoscenza genera nuove idee, le quali richiedono altra conoscenza per affinarsi e diventare innovazione, progettazione e sviluppo. Immaginare percorsi e poi non forzare la propria organizzazione ad utilizzare le competenze acquisite per dare vita a nuovi metodi, processi, prodotti e relazioni significa agire per forma e perdere la propulsione all’azione del sapere utile. Non si tratta di rompere la zona di comfort ma di allargarla, e l’unico modo per farlo è permettere all’informazione acquisita di radicarsi nelle interazioni, modificarle, migliorarne l’efficienza per poi condividere il nuovo parametro con l’intera comunità di lavoro. Nascono così i processi di apprendimento emergente che rendono le persone vero capitale umano, capace di dare valore al virtuoso circuito conoscenza-idee e senso concreto all’innovazione.

Oggi ogni individuo lasciato solo all’interno di un ecosistema produttivo o nella società è un atomo di un sistema organico che si disperde e si perde. Il nuovo modo di fare impresa può passare anche attraverso l’essere fabbriche di cultura. 60 anni fa Adriano Olivetti lo aveva capito e realizzato, ottenendo risultati in termini produttivi e di valore, che segnano ancora la storia industriale mondiale.

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