IL LUOGO COMUNE DEL SAPERE

ANTENNA | Articolo "Il luogo comune del sapere"

Aziende e università sono comunità di pensiero e di azione

Il rapporto tra educazione e lavoro è costellato di luci e di ombre, dove le responsabilità vengono rimbalzate continuamente. La scuola rimprovera alle imprese di non essere sufficientemente presenti negli anni formativi dei futuri manager, liberi professionisti, operai e prestatori d’opera, tanto quanto le aziende lamentano una preparazione dei giovani troppo lontana dalle logiche del fare quotidiano. Ma non è sempre stato così.

In un recente articolo abbiamo visto come secoli addietro le città universitarie abbiano avuto maggiori capacità di sviluppo urbanistico, demografico e socio-economico rispetto ad altre comunità dedite a lavorazioni specifiche oppure vocate a servizi di ospitalità o di assistenza ai viandanti. Quasi che il sapere fungesse da motore di crescita.

Questa unione a lungo considerata inscindibile tra pensiero e azione, tra conoscenza e produzione è stata invece sacrificata negli ultimi 150 anni a causa delle ideologie che hanno contraddistinto il XX secolo e che hanno spostato al di fuori dell’essere umano la ragione del suo essere. Da un lato il profitto e la “mano invisibile” dei mercati, dall’altro la lotta di classe e l’egualitarismo a tutti i costi hanno scardinato quella straordinaria unione, che valorizzava lo spirito degli individui e delle comunità.

Ricercare oggi nuovi punti di forza della relazione tra conoscenza e lavoro è una necessità assoluta. Significa ripristinare la santa alleanza tra intelligenza e tecnica in nome delle qualità e delle attitudini umane. Oggi che l’Intelligenza Artificiale pervade ogni ambito, appropriandosi anche di ciò che non le compete per sua stessa struttura – computazionale, predittiva su dettami statistici e non intuitiva, empatica, immaginativa – è fondamentale ricreare un luogo comune del sapere e del fare.

I territori sono l’unità sociale e geografica più adatta a dare ospitalità al nuovo dialogo che accademie, scuole ed università devono stringere con le aziende, le organizzazioni che le rappresentano e le persone che le fanno vivere. Non solo e non tanto per concordare programmi educativi e formativi funzionali, quanto per aprire un sistema di vasi comunicanti che permetta a sapere e lavoro di ibridarsi, arrivando a dare vita ad una cultura diffusa, specifica e identitaria di una comunità allargata. Studio e applicazione pratica sono linee di vetta, orizzonti comuni da esplorare, giganti che prestano le loro spalle possenti a chi vuole innalzarsi per vedere il miglior futuro possibile. Da disegnare per sé e non da accettare su progetti di altri.

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