Gli asset non fisici creano opportunità per realizzare un futuro migliore
Ad ogni inizio d’anno si presenta l’occasione per riflettere a largo raggio, per confermare o correggere quella che nei manuali di strategia d’impresa viene chiamata “visione”. Per pianificare e mettere in azione la capacità di realizzarla attraverso attività, investimenti, intuizioni operative. La generazione di imprenditori entrata in azienda nel corso degli anni ’90 e che ne ha assunto la guida nella prima decade del nuovo millennio ha dovuto fare i conti con il mito propulsivo del boom economico: la crescita infinita. Anche questa era una visione – a lungo andare, un miraggio – capace di condizionare decisioni e valutazioni dei risultati. Quel segno “+” davanti al fatturato, alla quota di mercato, al margine operativo era il lasciapassare per riconoscimenti, aperture di credito, sviluppo di relazioni, nuovi prodotti e mercati.
È bastato però aprire di qualche grado la visuale per capire che il mito vacillava difronte alla scarsità delle risorse energetiche tradizionali, alla saturazione dei mercati, all’erosione della volontà e della possibilità d’acquisto, alla riorganizzazione che gli scenari politici, sanitari e geo-economici imponevano. È stato necessario ridefinire l’ispirazione per individuare ciò che caratterizza questo inizio di terzo millennio, la terza rivoluzione industriale 4 e 5 punto 0: l’innovazione.
Come nella fase precedente, la tecnologia gioca ancora un ruolo fondamentale, ma non riguarda più solo quella applicata ai cicli produttivi con l’acquisizione di macchinari efficienti, robotizzati e multifunzione. L’innovazione tecnologica attuale allarga la sua presenza al design e alla gestione dei processi, all’apprendimento continuo da parte del capitale umano per rendere concreti e integrati nuovi parametri come gli ESG, al cambiamento dei modelli di business e di leadership.
È l’epoca degli asset intangibili, capaci di creare valore reale anche se non sempre visibile a bilancio. Quasi come se il segno “+” oggi fosse risultato non solo della matematica ma di una disciplina molto più complessa, composta da numerose variabili che si influenzano reciprocamente, che gli imprenditori sanno percepire, cogliere e mettere a sistema. Se il mito della crescita infinita ha affinato nei decenni i suoi strumenti amministrativi e contabili capaci di rendicontare gli andamenti, l’innovazione è alla ricerca di un modello di validazione.
Gli ESG rappresentano un eso-scheletro in grado di potenziare le attività e allineare gli sforzi. Sono il paradigma su cui di certo si svilupperanno nuovi strumenti, indici, griglie di valutazione interna ed esterna all’impresa. Quello che è certo è che “gli Intangibili” rappresentano la più potente opportunità di innovare le imprese: dalla formazione su nuove competenze che permettono di comprendere le tecnologie in sviluppo, alla proprietà intellettuale garantita da diritti commerciali e brevetti, alla capacità di trasformare le relazioni in reputazione di marchio, credibilità e riconoscibilità.
Seppure viviamo l’era della realtà virtuale e dell’intelligenza artificiale, non bisogna confondere gli asset non fisici con approcci e strumenti privi di concretezza e di reale capacità di incidere sulla vita e i risultati delle imprese. Gli intangibili sono risorse oggi determinanti, complesse da identificare e da applicare, ma fondamentali per comprendere i contesti, cogliere le opportunità, rafforzare la presenza delle imprese. E disegnare il miglior futuro possibile.








