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Intervista a Carlo Serroni

INDOVINA CHI | Intervista a Carlo Serroni, Amministratore Docfin

LA TRASPARENZA COME BASE PER NEGOZIARE

“Vendere l’azienda è il deal della vita”. Carlo Serroni, Amministratore Docfin, sa per esperienza quanto sia difficile per un imprenditore separarsi dalla propria attività o renderla parte di una realtà industriale più grande, rinunciando alle prerogative decisionali uniche oppure compiendo una transizione manageriale, da sempre immaginata all’interno della propria famiglia e del territorio. “Le operazioni di M&A – fusione e vendita tanto per rinunciare ad acronimi e definizioni inglesi – sono di loro complesse. Quelle della PMI ancora di più”. La ragione è semplice: servono indipendenza e professionalità, tecnicismo finanziario e capacità umana nella negoziazione. Il prerequisito per chi intermedia è definito dalla libertà di valutazione e dall’etica, che impongono di fare ciò che è giusto, invece di ciò che conviene. In particolare al consulente, che presta la sua competenza commerciale e d’analisi alle parti coinvolte. Con un’ennesima regola morale e professionale: paga una parte sola, quella che procede alla vendita solitamente. La conoscenza economica e giuridica deve incontrare la sensibilità umana, che risulta spesso il solo filtro efficace per essere realmente vicini all’imprenditore impegnato nella decisione.

“I numeri mostrano la verità e definiscono i parametri. L’empatia è utile nella relazione personale, ma può essere d’ostacolo nella negoziazione economica”. Ecco allora che la trasparenza assurge al ruolo di valore principale per mediare tra chi vende e chi acquista, oppure assorbe al proprio interno, una realtà aziendale con la sua storia umana e produttiva. Non è quasi mai semplice da realizzare questo mix di valutazione finanziaria e analisi delle opportunità, ma è la quota professionale che Carlo ha sviluppato, partendo anche dalle sue prime esperienze manageriali, prima come responsabile del controllo di gestione per una multinazionale e poi come amministratore delegato in Canada per una manifattura di materie plastiche. “Ho preso il meglio che queste posizioni mi hanno permesso di accumulare come esperienza e ho deciso di iniziare a fare ciò che pensavo fosse giusto, più che ciò che mi veniva detto lo fosse”. È tutta qui la ragione del cambio che ha realizzato nel 2006, da quando ha deciso che indipendenza ed etica dovessero essere i pilastri del suo fare quotidiano.

Per supportare le piccole e medie imprese italiane in uno dei momenti più complessi del loro ciclo di vita, Carlo realizza due attività principali: disegna l’architettura dell’operazione perché risulti vantaggiosa per entrambi i soggetti coinvolti e conduce la negoziazione. Significa creare una relazione imperniata sulla comune volontà di diventare azione positiva, capace di mettere in moto risorse ed energie nuove, che spesso si generano dalla condivisione dei dati di fatto e dall’acquisizione della conoscenza, anche tecnica, necessaria.

È una sorta di metodo, che ha ritrovato come approccio associativo in Compagnia delle Opere Insubria. “Il mio essere parte dell’Associazione si concretizza nel condividere la cultura necessaria in questo genere di operazioni”. Così ai normali incontri tra associati si sono aggiunti alcuni webinar dedicati al tema specifico, tagliati sulle esigenze che gli imprenditori del territorio possono sentire più urgenti.

“A volte mi capita di proporre una provocazione…che può anche essere un nuovo modo di passare la mano ai figli all’atto di subentrare alla guida dell’azienda. Vendete loro l’azienda, date loro la responsabilità non di ereditare una storia consolidata, ma di acquistare un sistema umano e produttivo, con tutto ciò che comporta in tema di indebitamento e coinvolgimento personale”.

Oggi, in tempi di grandi transizioni tecnologiche e di passaggi epocali dal punto di vista gestionale, aprire al capitale esterno può essere più un’opportunità che un rischio e porre le nuove generazioni di imprenditori di fronte alle sfide che nonni e padri hanno colto decenni addietro può rivelarsi il miglior modo per comunicare loro la stima e l’aspettativa che si ripongono. Ancora una volta, la trasparenza e la lucida visione del futuro accendono una nuova luce sugli imprenditori, che fanno da base al sistema italiano.

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