NON SI VIVE DA SOLI IN UN TERRITORIO
I primi 25 anni di questo millennio hanno portato tantissima innovazione. Fare impresa ha spesso significato dover immaginare nuove abitudini, dare consistenza ad un diverso modo di proporre prodotti e servizi, costruire attività e modelli di business prima sconosciuti. Sono anche stati gli anni della globalizzazione, che ha costretto le imprese locali a confrontarsi con le multinazionali, non sempre con effetti negativi per chi ha saputo cogliere opportunità e dare vita a filiere di fornitura e di logistica, a sistemi di amplificazione e di riorganizzazione territoriale. “È bellissimo avere degli slogan. Ma se poi non vengono vissuti giorno per giorno sono i peggiori killer delle aziende che li hanno coniati”. Daniela è affascinata dalla vision espressa agli inizi del 2000 dal presidente di McArthurGlen – ovverosia outlet come quelli di Serravalle e di Noventa di Piave, per restare ai due giganti all’interno dei quali ha vissuto la sua carriera manageriale.
“Restituire ai territori è un impegno e un modello per fare business. Chiama ad una responsabilità individuale all’interno del perimetro dei valori e degli obiettivi dell’azienda”. É davvero complesso intendere come questo possa avvenire per opera e volontà di un colosso internazionale che si occupa di property management, ovverosia della costruzione, del mantenimento e dello sviluppo di enormi strutture commerciali, all’interno delle quali trovano spazio centinaia di attività commerciali.
“Il periodo di maggiore sviluppo per noi in Europa ha coinciso con gli anni tra il 2000 e il 2010, quando investitori internazionali hanno deciso di supportare le nuove forme di retail. Allora lavoravo a Serravalle. Ho compreso molto chiaramente cosa intendeva il nostro presidente. Spostare l’attenzione sulle persone”. Proviamo allora a fare mente locale, a ragionare su cosa significhi per luoghi lontani dalle grandi città veder sorgere strutture da decine di migliaia di metri quadri, dove prima c’erano campagne o aree dismesse.
“Innanzitutto, abbiamo contribuito alla creazione non solo di posti di lavoro ma di nuovi mestieri, che in determinate zone non esistevano. Questo ha impegnato reciprocamente i territori e McArthurGlen nell’accogliere la cultura degli altri”. La conseguenza più immediata è stata passare dal profitto fine a se stesso al cosiddetto «profitto sociale», dove l’economia diviene un fattore di sviluppo e di benessere non solo per il denaro che genera, ma anche per le opportunità che si concretizzano, per la sicurezza sul futuro di individui e famiglie, per il patto che implicitamente viene siglato, quando un investimento immobiliare rilevante fa da presupposto a migliaia di altri investimenti più parcellizzati, che corrispondono a nuove idee che divengono progetti e attivano aspettative. “Soldi e coraggio. Ognuno nella propria dimensione può fare delle cose”. Certo gli studi per individuare i luoghi dove far sorgere un’area commerciale organizzata sono accurati, di lungo periodo e multidisciplinari, comprendendo dalla geografia alla demografia, dall’analisi degli impatti ambientali a quelle di rilevanza sociale.
“Il tema è sempre quello di mantenere la propria identità, quel legame intangibile ma profondissimo che lega le comunità ai territori. E le 1500/2000 persone che in media lavorano in uno dei nostri centri sono parte di una comunità locale più estesa che entra a far parte della comunità aziendale McArthurGlen”. Daniela viene dal mondo dello scoutismo, quell’approccio alla vita semplice, leggero e un po’ spartano che ha nei valori dell’apprendimento e del rispetto uno dei suoi motori educativi e formativi. Fa parte del suo DNA scoprire le radici dei luoghi, valorizzarle, coinvolgere chi vi abita e vi opera, per condividere poi un successo che ha compreso negli anni non si misura solo in numeri, ma che ha nelle cifre uno specchio privo di deformazioni. “Figlia di Giorgio e Silvana, madre di Anastasia e Michelangelo. L’identità sta in me, me la porto ovunque, tra Noventa di Piave e l’Africa, sui palchi del TEDx come nelle aule di coaching”.
Questa centratura tra individui e territori è l’elemento di forte congiunzione che anche noi come associazione di mestieri e compagnia di persone perseguiamo, riconosciamo e contribuiamo a realizzare.

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