L’AZIENDA CALAMITA
Nel 2018 Fabio è in forte sovraccarico. Tecnos, la sua azienda di taglio lamiere, sta crescendo ma lui ha tutto sulle spalle: amministrazione, produzione, clienti, fornitori. Dodici dipendenti, fatturato in crescita, ma il prezzo è una vita personale azzerata. È allora che incontra il rappresentante di un’altra azienda che gli dice una cosa precisa: “Non sono soddisfatto perché non vedo un futuro anche se lavoro per un colosso. Vedo te invece che hai una potenzialità immensa ma non riesci ad uscirne perché sei inchiodato da mille impegni. Se mi dai fiducia io entro in punta di piedi e insieme proviamo a risolvere i tuoi problemi”. Fabio fa il salto. Fiducia. Empatia. Carta bianca. Quattro mesi dopo, arriva anche un ex collega: la necessità è legata alla soluzione di un problema software. Anche lui rimane. In un mese si crea un team: direttore commerciale, direttore tecnico, Fabio che tiene le fila. E i numeri esplodono: dai 5,7 milioni del 2017 ai 15 attuali. Anche se non sono i numeri la chiave. È il cambio di visione. “Ho capito che non è tanto il gestire l’azienda. È trovare le persone, creare una squadra, generare e concedere fiducia. Un team ti dà la possibilità di crescere, di avere una visione e di navigare tutti nella direzione di un bene comune, che non è solo economico ma una visione di crescita personale”.
Ogni persona che entra in Tecnos ascolta Fabio dire sempre la stessa cosa: “Qui non esistono ruoli rigidi, non hai un punto dove ti mettiamo e sei in una catena di montaggio. Qui ti devi guardare attorno e trovare il tuo spazio, secondo le tue capacità. Facciamo fare corsi a tutti – abilitazioni per operare su macchine a controllo, a utilizzare il carroponte, il muletto – perché vogliamo che tutti trovino la loro opportunità”. Non è retorica da mission aziendale. È metodo pratico. In Tecnos il 50% dei dipendenti sono stranieri. Persone che arrivano per passaparola: quando due, tre, quattro si trovano bene, chiamano amici e parenti. L’azienda offre loro corsi di italiano e li mette nelle condizioni di comprendere e di esprimersi. Succede che chi entra come manovale dopo cinque, sei anni può diventare capofficina. Nessun limite, nessun paletto. Solo voglia di mettersi in gioco. E tanta attenzione per le persone, che produce prima di tutto storie di umanità e di comunità: una casa per chi non riesce ad accedere al mutuo, la macchina per chi deve percorrere qualche decina di chilometri ogni giorno in ogni stagione. Investimenti sulla persona, non sui numeri.
Per Fabio la conferma che quello che sta facendo ha un valore superiore al produrre e al vendere, al lavorare con qualità e far crescere i contratti e il portfolio clienti, è nel vedere la sua azienda diventare una calamita. Che attrae per l’atmosfera. Per la possibilità di essere parte di una compagnia dove l’entusiasmo è contagioso, dove la crescita è collettiva, dove il bene comune è la direzione condivisa. 61 anni, in pensione da quattro mesi, Fabio non si ferma. Ha acquistato una carpenteria in chiusura per stanchezza del proprietario senza eredi.
Ma soprattutto ha rilevato sette posti di lavoro. Dall’esterno gli dicono che Tecnos è «una mosca bianca», che il suo approccio è difficile da replicare. Lui risponde con considerazioni semplici e dimostrabili dai risultati: “Siamo un po’ disallineati con il mondo che ci circonda, è vero. Ma attrarre energie e persone è possibile. Sto aprendo un nuovo capannone che riunirà tutte le sedi sparse, con mensa, attrezzature, ambiente più confortevole”. I primi da coinvolgere saranno i due figli che studiano alla LIUC – Università Carlo Cattaneo. Spera che vengano contagiati dall’entusiasmo, che entrino in azienda, che portino avanti una visione che diviene modo di fare impresa.
La verità è che Tecnos non è un’eccezione impossibile. È la dimostrazione che quando l’azienda diventa una comunità umana produttiva – dove le persone contano più dei numeri, dove la fiducia è l’investimento principale – i risultati economici non solo arrivano, ma moltiplicano gli utili. Perché le persone che si sentono parte di qualcosa di più grande lavorano meglio, crescono di più, restano più a lungo. E ne chiamano altre. L’entusiasmo è l’unico asset perfettamente sostenibile e rinnovabile, sul quale un’impresa può cercare di fare la differenza.

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