Intervista a Fausto Turco

INDOVINA CHI | Intervista Fausto Turco, CEO MyDigit

SE NON AVETE LA CURIOSITÀ, NON ACCADRÀ MAI NIENTE

“La tecnologia non è una funzionalità: è un vestito per lavorare meglio”. I capelli bianchi fanno da contraltare al vigore fisico e mentale, tipico di chi è abituato alla fatica, tanto da amarla. Tratto caratteristico dei ciclisti, che dove vedono una salita sorridono, dove affrontano la pianura sprintano. Fausto arriva da lontano, da un percorso iniziato negli anni ’80 e che lo fa appartenere ad una specie umana, capace di intuire quarant’anni fa quanto il mondo sarebbe cambiato grazie all’innovazione.

«Quelli del computer»: programmatori, sviluppatori, tecnici dell’assistenza alle macchine e tecnici umanisti addetti alla formazione e alla divulgazione di nuova conoscenza. Persone che hanno cavalcato un’onda sempre alta, che anziché infrangersi come tante altre ha saputo alimentarsi delle necessità professionali e non di aziende e individui. Fausto ha iniziato là dove l’Italia ha posto un segno indelebile della sua genialità e capacità di visione imprenditoriale e organizzativa. 1985: programmatore in un punto Olivetti, ovverosia parte di un’eccellenza la cui storia due decenni prima era stata portata fuori dai binari che il suo fondatore aveva immaginato.

“La mia vita è costellata di alcuni colpi di fortuna innegabili. Il primo nel 1992 in Messico dove conosco la mia commercialista…pardon, mia moglie e mia socia dal 1996. Io so far spendere i soldi, lei far quadrare i conti”. Ripercorrere la cronologia di una vita, spesso ha il significato di rendere merito alle linee di forza che l’hanno indirizzata. Ed è così che lungo tutti gli anni ’90 Fausto consolida MyDigit, che parte con 31 clienti, si trasferisce da Vanzaghello a Legnano beneficiando della Legge Tremonti sugli immobili, inizia ad assumere collaboratori e a specializzarsi nei gestionali per le aziende. Sono gli anni della prima digitalizzazione di massa, anzi informatizzazione come si diceva allora, che avrebbe portato alla bolla speculativa e finanziaria di inizio nuovo millennio. Per chi era radicato nella quotidianità e nelle crescenti necessità pratiche delle imprese, la bolla galleggiava troppo distante per risentirne.

“Gli ultimi 10 anni sono stati un periodo di svolta, sia dal punto di vista personale e imprenditoriale sia per il mercato, che è diventato sempre più veloce e avido di innovazione”. Nel 2016 va a Toronto ad una convention Microsoft, che è diventata la sua rete di appartenenza e di riferimento. Torna da quei giorni con una strana sensazione addosso, quasi indebolito e corrucciato. Porta a casa l’evidenza di non aver realizzato nulla rispetto alle opportunità che quel mondo offre. Capisce che oltre l’hardware e i software, al di là delle macchine e dei programmi, ci sono le persone, quelle con cui lavora tutti i giorni e che rappresentano il grande capitale su cui investire per davvero.

Sarà la svolta che dopo poco imprimerà Satya Nadella come amministratore delegato di Microsoft Worldwide: spostare il focus sulle persone e quelle che si può fare con loro e per loro. “La corporation è basata sui numeri. Per ogni dollaro che Microsoft spende, ogni partner deve generarne 9. Per questo ognuno è seguito in base alle sue specificità, creando un’economia che ha nella relazione il suo punto di forza”.

I numeri vanno capiti e ottimizzati. Fausto intende bene fin da subito uno dei cardini della nuova politica commerciale e di relazione del colosso americano: non conta tanto il numero delle licenze vendute, ma la reale adozione e l’utilizzo pratico. La strada che si apre è quella della formazione sulle opportunità che l’innovazione produce. Incrementare la consapevolezza significa ad esempio diffondere cultura sempre più indispensabile per mantenere equilibrato il rapporto con il nuovo driver del futuro: l’Intelligenza Artificiale.

L’asse portante è quello che aveva già intuito nei primi giorni del Covid: cogliere gli interessi umani e mettere la tecnologia a disposizione di soluzioni inedite, capaci di accorciare le distanze tra le persone e permettere loro di fruire di esperienze uniche. Fu quello il motore della Digital Taste Wine, la prima degustazione digitale organizzata nel loft quartier generale di Microsoft a Milano.

“Se non sei curioso, non sei nella condizione di far accadere nulla. Tutto ti passa sopra e intorno. La domanda che ho scoperto mi deve ispirare sempre è: come posso essere utile?”

Potrebbe sembrare semplice vivere con questa attitudine in testa e a pensarci bene lo è, a patto di considerare il proprio lavoro un mestiere fatto di sapere e di relazioni e di possedere la volontà di condividerlo non per semplice profitto, ma per creare compagnie allargate di persone con valori e strumenti comuni.

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