Intervista a Francesco Luoni

INDOVINA CHI | Intervista a Francesco Luoni, Presidente Cooperativa Sociale Il Portico

IL VALORE DEL LAVORO DAL PROFIT AL NOPROFIT

A lui, che nel tempo libero frequentava corsi manageriali per la vendita e la comunicazione, interessava incontrare le persone, comprendere le loro necessità e offrire una consulenza di ampio respiro per trovare il miglior investimento rispetto al loro progetto di vita o all’iniziativa che volevano realizzare. Francesco Luoni era un promotore finanziario anomalo 30 anni fa, più concentrato sulla relazione umana con i clienti che dedito a massimizzare profitto, risultati ed energie. Comprende allora quanto il lavoro sia un’espressione delle qualità individuali e quale importanza ricopra dare rappresentanza a chi attraverso il lavoro si affranca, supera, migliora una condizione di fragilità che lo vorrebbe relegare ai margini della società.

La Cooperativa Il Portico di cui oggi è Presidente e Direttore generale nasce 40 anni fa, all’interno del polo ospedaliero di Rho e all’indomani della Legge Basaglia che smantella i manicomi. Nasce per quella partecipazione naturale che spesso si sviluppa in chi opera a stretto contatto con le difficoltà. Medici ed infermieri del reparto psichiatrico si trovano a dover immaginare come non abbandonare alcuni degli ormai ex-ricoverati e la scelta è quasi naturale: tenerli in ospedale con mansioni di pulizia dei reparti e delle zone comuni. “Perché no?”: è una filosofia che Francesco e alcuni altri coraggiosi pongono alla base della loro visione e delle scelte concrete che ne derivano. Perché non scommettere sulla qualità del servizio e immaginare di interpretarla non tanto come un parametro, ma come un processo di sviluppo verso il fare e il fare bene?

“Le persone con un limite spesso mettono davanti la loro difficoltà e si autoescludono. Si tratta invece di scovare il talento e di farlo rendere”. A volte è la meticolosità indispensabile in certe lavorazioni, in altri casi è la determinazione a portare a termine un compito. Certo è che anche le persone fragili possono rappresentare un capitale sul quale investire. Può apparire rischioso, utopistico, lungo e complesso da realizzare…ma perché non provarci! Oggi Francesco rappresenta 420 lavoratori, di cui 120 sono soci della cooperativa e 160 sono disabili in particolare psichici. L’attività prevalente è legata alla pulizia di uffici e interi palazzi, più una quota non secondaria di servizi alla persona. “Ci prendiamo cura di situazioni critiche che vedono coinvolte persone fragili, prevalentemente con disagio psichico. Gestiamo 16 appartamenti “protetti”, due dei quali derivanti da sequestri compiuti ai danni di organizzazioni criminali”. Al centro sempre lo stesso binomio: dignità del lavoro e attenzione alla persona. Questa visione è diventata la leva di business che Francesco riesce a mettere in forza, ad esempio, nell’aggiudicarsi bandi e gare indetti da multinazionali e grandi aziende, che vogliono aderire ai criteri di sostenibilità sociale. La serietà della gestione, le certificazioni ottenute e i processi di integrazione al lavoro dei disabili costituiscono l’elemento vincente e differenziante che Francesco rappresenta su vari tavoli.

Di recente, anche estendendo l’ambito di lavoro da Milano e dalle provincie di Varese e Novara fino a Roma, sempre scommettendo sulle relazioni umane e professionali qualificanti, come la sua esperienza dagli ambiti profit a quelli no profit gli ha insegnato. C’è orgoglio e responsabilità nell’essere un manager che alla capacità di gestione deve affiancare quella di rappresentanza e questa mentalità lo pone come interlocutore al contempo critico e privilegiato per associazioni come Compagnia delle Opere Insubria. Francesco porta in dote la sua visione operativa e richiede occasioni di scambio, reale volontà di cambiamento di quelle logiche che dal riservare vantaggi passano al produrre benefici per gli associati. La logica è quella di vivere tutto come un’opportunità e cercare il modo di realizzarla per il bene comune, considerando parte attiva anche coloro che ad una prima e sommaria impressione possono sembrare un freno e invece rappresentano una grande risorsa.

Perché non provarci? Perché non farlo più spesso? Perché non renderla un’abitudine sociale diffusa?

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