Intervista a Giuseppe Ossoli

INDOVINA CHI | Intervista a Giuseppe Ossoli, consulente fiscale e tributarista, presidente consiglio amministrazione Pro.Ge.A. Srl SB

I NUMERI RACCONTANO VITE

Giuseppe Ossoli fa il tributarista da quando aveva poco più di vent’anni. All’epoca qualcuno si fidò di mettergli in mano la gestione amministrativa e contabile della propria azienda. Oggi si chiede se farebbe lo stesso con un ventenne. Non per sfiducia, ma perché il mondo è cambiato. E con il mondo, anche il suo mestiere. “Non è sufficiente l’elaborazione del dato. Il mondo non vuole più da te solo ed unicamente un numero, un insieme di cifre: vuole comprendere. Oggi non basta più un bilancino. Ti devo raccontare cosa c’è dietro quel lavoro”. Il passaggio dal conteggio delle cifre al racconto è il cuore di quella che Giuseppe definisce l’umanizzazione della contabilità. Un’idea semplice e rivoluzionaria: dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere compresa, condivisa, trasformata in consapevolezza. “È lì stai fidelizzando il tuo cliente, ma soprattutto stai fidelizzando te stesso alla tua professione, fai veramente il consulente”.

Prima di entrare in un appuntamento con un cliente per spiegare un bilancio, Giuseppe fa sempre lo stesso calcolo mentale. “Penso: quanti dipendenti ha? Tre: lui è socio con la moglie, sono in cinque. Ogni famiglia può essere composta da tre, quattro persone… quante sono le persone che coinvolgo! Devo stare molto attento a quello che dico e come”. Non è paura. È responsabilità. La stessa che l’imprenditore vive verso la sua comunità produttiva, Giuseppe la sente verso l’imprenditore. “È una responsabilità sociale. Devo essere anche in grado, guardando un numero, di poter consigliare, di assumermi la responsabilità di un no, che è meglio non fare una certa scelta strategica”. La contabilità umanistica non è estetica. È etica. È la consapevolezza che il modo in cui esponi un numero può cambiare il corso di molte vite.

La retorica degli imprenditori soli, non è sempre solo un paravento. La fiducia nei loro professionisti cementa relazioni, che vanno oltre la professionalità. La gestione etica è un elemento dirimente. “Il fatto che oggi molti ripongano in noi una fiducia quasi incontrollata è pericoloso. Noi dobbiamo essere molto etici, non dobbiamo spingere gli imprenditori verso una direzione. Dobbiamo raccontare tutto”. Giuseppe è specializzato in operazioni straordinarie, capitalizzazione e patrimonializzazione aziendale. Potrebbe indirizzare ogni cliente verso consulenze complesse e parcelle importanti. Ma etica messa in pratica significa educare prima di vendere. Accompagnare prima di fatturare. La materia è complicata, la burocrazia più ancora. Ma il problema non è la complessità tecnica. Il problema è quando quella complessità diventa un muro tra professionista e imprenditore.

“Non voglio inviare un F24 e chiedere al cliente di pagare senza preoccuparsi. Voglio trovare il momento per spiegare cosa sta accadendo. Perché un pagamento non è trasferimento di denaro: è una consapevolezza”. Non si tratta di trasformare l’imprenditore in un contabile. Si tratta di metterlo nelle condizioni di fare scelte consapevoli. Di capire dove sta andando la sua azienda e dove le sue scelte la conducono. “Ci sono episodi che cambiano la vita delle persone e anche la tua. Sono momenti in cui non basta passare un dato, ma è necessario entrare in connessione e trovare soluzioni”. La stessa etica, il medesimo approccio, Giuseppe li applica con le 27 persone nel suo studio Pro.Ge.A. Srl SB. Giovani dagli istituti tecnici, professionisti esperti, persone con disabilità. Diversità come metodo. Perché l’umanizzazione della contabilità non si fa da soli. Si fa insieme, contaminandosi, imparando. Si fa costruendo relazioni vere, dove il dato diventa racconto e il racconto diventa scelta. Si fa ricordandosi sempre che dietro ogni numero ci sono vite, che meritano rispetto, cura, attenzione. Non solo competenza tecnica, ma presenza umana.

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