Intervista a Massimo Panìco

INDOVINA CHI | Intervista a Massimo Panìco, Rocker, Formatore e Speaker edutainment “Rock in Azienda”

E ANCHE OGGI, SI VA IN SCENA

Ci sono volti che raccontano storie meglio delle parole. Lineamenti ed espressioni regalano suggestioni, lasciano intuire i dettagli più che svelare il finale. Un po’ come la musica, che disegna le atmosfere e anticipa le emozioni, per poi lasciare spazio alle strofe, che si incaricano di definirle e renderle evidenti. La vita di Massimo Panìco, Rocker, Formatore e Speaker edutainment “Rock in Azienda“, è una composizione di esperienze che poggiano sulle sonate al pianoforte di Chopin e Mozart per approdare alle ballate dei grandi gruppi e interpreti del rock dei giorni nostri. È sempre la musica a fare la differenza: nella vita di Max e stiamo per scoprire forse anche nella nostra.

“Quando riesci ad unire quello che sei con quello che sai fare, è come indossare delle lenti polarizzate. Cambia il senso delle cose e il colore del mondo”. Per Max tutto prende una luce diversa quando in casa entra un pianoforte e nelle sue giornate di bambino la musica sostituisce il pallone, i compositori classici diventano figurine da collezionare non su un album ma all’interno di spartiti che rivivono nelle pieghe della memoria e nel correre delle dita tra i tasti neri e bianchi. È tra quelle note che la passione per la musica diviene il tema conduttore della sua vita. L’armonia dei brani classici si espande, si fa complessa, giunge a fargli scoprire l’energia grezza del rock, un flusso primordiale più o meno manifesto, ma che tutti portiamo al nostro interno.

“La vita è quella cosa che accade mentre hai altri piani”: accettare i diversi momenti e le emozioni più controverse per convogliarle in un alveo di valore personale e professionale, è la lezione che apprende da una delle più grandi rockstar del XX secolo. È la citazione di John Lennon che permette a Max di cucire alla sua crescita il dolore per la perdita del padre, l’uomo che aveva portato il pianoforte in salotto, lasciando che la sua vera natura si rivelasse. Da quel momento in poi, gli studi universitari in economia e quelli in neuroscienze accompagnano la passione per la musica e danno vita ad un originale mix di conoscenza e sensibilità, che consolida la sua certezza più profonda: in ognuno vive un’anima da rocker, che non associa il successo al solo profitto, ma alla capacità di esprimere le proprie potenzialità al massimo livello che il palcoscenico, su cui siamo chiamati ad esibirci, offre. L’esperienza nei reparti marketing di diverse aziende, come oggi gli eventi e i corsi che tiene per formare le reti vendita e per creare identità, appartenenza e mentalità tra le persone, hanno un elemento comune: la musica suona sempre come l’ispirazione principale.

“Chi sta sul palco è una piccola parte di una grande organizzazione” e le caratteristiche della rockstar creano valore per il singolo apporto di ogni elemento del gruppo. Eppure “quante volte ho trovato persone che si vergognano di questo loro aspetto, tendono quasi a nasconderlo invece di valorizzarlo”. Perché il segreto delle rockstar alla fine è semplice da dire e piuttosto complesso da realizzare e sta in quel gap tra fare una cosa e farla bene. Ma la cosa ancora più difficile da far accettare è che questa capacità è insita in noi ed è possibile allenarla, con dei trick che Max aiuta a conoscere e sbloccare, per far sì che ogni individuo dia il meglio quando è con il suo gruppo. Vale anche per le Associazioni come Compagnia delle Opere Insubria, che per essere dei buoni performer devono “diventare la somma degli elementi di un ecosistema, amplificare le capacità dei singoli associati”. Per farlo è necessario sabotare le proprie certezze, farsi venire il dubbio che ci sia un modo migliore per fare ciò che già funziona bene.

Perché essere una rockstar significa innanzitutto voler sempre diventare la versione migliore di se stessi.

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