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Intervista a Matteo Telaro

INDOVINA CHI | Intervista a Matteo Telaro, formatore reti commerciali Mondo Birra

IL VALORE DELL’IDEA TRA CULTURA E BUSINESS

“Lavorare ponendo come base l’elemento umano comporta sempre un rischio. La sorpresa e il cambiamento ne sono le variabili”. Matteo Telaro, formatore reti commerciali Mondo Birra, è un innovatore anche a 70 anni: dalla sua storia umana e imprenditoriale ha imparato che coraggio, curiosità e coinvolgimento sono gli ingredienti indispensabili a costruire attività di successo. Se le prime due caratteristiche fanno parte del DNA di molti imprenditori, rendere le persone partecipi di un progetto è frutto di quella “consapevolezza che deriva dall’esperienza e che scorre come un fiume carsico nella mia vita, emergendo ogni tanto per rendersi visibile agli altri”.

Dopo oltre 40 anni di attività nel mondo horeca, Matteo ha la certezza che le idee sono il motore del business e che la loro forza risiede non tanto nel piano economico di fattibilità ma nell’intuizione e nella cultura sociale da cui vengono generate.Nel 1978 mi sono inventato una professione: ho aperto una birreria, come segno dei tempi che stavano cambiando, per superare le delusioni e le promesse tradite”. La capacità di leggere in maniera originale il contesto sociale dell’epoca, insieme alla volontà di fare qualcosa di diverso dagli altri e di scoprire prodotti nuovi, ha reso Matteo uno dei principali esperti nell’apertura e nella gestione di pub e birrerie, capaci di offrire un’esperienza innovativa di consumo e di aggregazione. 

Perché dovrei venire in questo locale? È la domanda a cui bisogna rispondere senza confondere la propria passione con l’esigenza da soddisfare”.  Da proprietario e gestore a formatore, l’evoluzione è stata naturale, quasi imposta dalla necessità di rendere consapevoli i tanti colleghi e tutto il sistema commerciale, che nei decenni si è consolidato intorno al mondo della birra, su quello che per Matteo è l’aspetto principale di ogni attività imprenditoriale, specialmente se rivolta al pubblico.

“Bisogna comprendere l’importanza della differenza tra informazione e formazione: qui si costruisce il coinvolgimento dei dipendenti, la vera interfaccia con il cliente”. Matteo propone un vero e proprio manuale che identifica e sviluppa le skills necessarie a trasformare un locale in un’impresa, con tanto di visione, proposito e posizionamento. È quello che lui chiama “la responsabilità dell’imprenditore maturo” e lo porta a svolgere una vera e propria attività da mentore nei confronti delle nuove attività.

È il principio della gratuità, dell’impegno senza tornaconto ma capace di costruire valore umano e imprenditoriale, grazie alla condivisione delle storie, delle esperienze, degli insegnamenti. È la molla che porta Matteo così vicino a Compagnia delle Opere Insubria, tanto da aver voluto far crescere nel corso degli anni il suo coinvolgimento, che oggi lo vede parte del Consiglio Direttivo e Comitato Esecutivo. “Per me all’inizio è stato l’antidoto per non rinchiudermi solo nel lavoro”, ovverosia il modo per aprire lo sguardo e cogliere una visione più completa, meno ego centrata e da qui scoprire quanto il distacco dalle proprie abitudini e l’ascolto degli altri sia un toccasana per le decisioni nei momenti cruciali della vita lavorativa. È questo passaggio che Matteo e Associazione ribadiscono quotidianamente grazie al focus sulla relazione più che sul servizio, per contrastare “quella forza invisibile che tende a spegnere il fuoco del fare”.

Ancora una volta è questione di cultura, che si radica nella società e la impregna di idee e di applicazioni pratiche. Oggi il rischio che molte aziende corrono è quello della disumanizzazione del lavoro, della perdita della forza propulsiva legata alle relazioni umane interne ed esterne all’impresa. Ecco allora che riemerge quel fiume carsico di cui abbiamo parlato all’inizio: l’esperienza che certifica quanto l’essere parte di una comunità di produzione, dove ognuno ha una precisa e fondamentale responsabilità e importanza, diviene l’elemento per immaginare il futuro. Dove l’idea, la creatività, l’intuito e la capacità di fare possono solo essere sostenute e non sostituite dalle tecnologie.

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