Intervista a Mattia Sciammarella

INDOVINA CHI | Intervista a Mattia Sciammarella, numismatico e filatelico, titolare del negozio Gamma Collection

IL MESTIERE CHE NON POTEVA ESISTERE

Ci sono mestieri che si pensa non possano più esistere. Troppo anacronistici. Troppo legati a un mondo passato, con logiche e dinamiche impossibili da sostenere oggi. Ma poi arriva un uomo, Mattia, che ha passato l’infanzia a sfogliare album di monete e francobolli con il nonno, e dice ad alta voce: “Farò il numismatico”. Nessuno gli può credere: oggi vendere monete o francobolli è un sogno irraggiungibile. Come si fa impresa in un settore che sembra destinato all’estinzione?

Mattia fa qualcosa di rivoluzionario per questo mondo: un’analisi di mercato spietata. “Sulla parte filatelica c’è stato relativamente poco da analizzare. Non è avvenuto un vero e proprio ricambio generazionale. Ci sono tantissime collezioni ereditate e non c’è più il desiderio di volerle portare avanti. L’interesse principale oggi è solo quello di monetizzare”. La filatelia sta andando a finire. Mattia lo dice con dispiacere, ma con lucidità, perché i conti non si fanno con la nostalgia. Sulla numismatica invece fa una scommessa diversa e reinventa il mestiere: “Monete di Iron Man, Vasco Rossi, John Lennon. Tematiche leggere che accolgono non solo il collezionista ma anche l’amatore, il fan del personaggio e dell’argomento. Il ventenne che non ha perso il gusto di collezionare, ma è abituato a farlo in maniera diversa”.

Per intercettare chi liquida eredità e magari nella cassetta di sicurezza, insieme al braccialetto, trova anche monete, aggiunge il banco metalli – oro e argento.  Innovazione, adattamento, diversificazione. Il mestiere impossibile diventa realtà concreta solo se accetti di trasformarlo. Quando apre il negozio – Gamma Collection – a Varese, subito dopo il Covid, ha in cassa circa duemila euro di merce.

La libreria è praticamente vuota. Non ha ereditato un’attività, non ha capitali familiari alle spalle. Possiede solo la conoscenza. “Tutto questo è stato possibile grazie allo studio e alla fatica individuale. Puoi lavorare solo se sai. Altrimenti è un mestiere che non lo puoi fare. Come tanti altri”. Non esiste una facoltà di numismatica. Non esiste un centro accademico. È cultura fai-da-te: libri, cataloghi, ricerca quotidiana. È questa la vera barriera all’ingresso. Senza studio, questo mestiere non esiste. Senza conoscenza, la prima moneta falsa ti distrugge. Senza passione, non reggi le ore infinite di approfondimento necessarie.

Quando guarda al futuro, Mattia ammette di avere paura. Il mestiere che ha costruito con tanta dedizione e intelligenza può non avere domani. “Mi spaventa molto, perché abbiamo una cultura completamente diversa. Mio nonno ha coltivato questa passione anche con la finalità di fare una sorta di investimento, immaginando che potesse diventare per i suoi figli un ricordo affettivo e anche economico. Oggi invece nella mia generazione abbiamo cambiato mentalità: meno domani e più oggi”. È il passaggio da una cultura del preservare a una cultura del consumo immediato. Da una logica di trasmissione generazionale a una logica di godimento istantaneo. La sostenibilità non è solo ambientale: è soprattutto culturale.

È la capacità di immaginare che quello che fai oggi abbia senso per chi verrà dopo. Mattia scommette ancora una volta su una visione e un’analisi seria della realtà. “Si è persa la cultura del collezionismo ma vedo ancora viva la realtà degli investimenti. È più facile che entri qualcuno a chiederti tre monete d’oro battute da qualche zecca che il conio di valore numismatico”.

Il mestiere che non poteva esistere continua. Contro ogni previsione. Ma la sua sopravvivenza dipende da un interrogativo più grande: che tipo di società stiamo costruendo? Una che preserva, tramanda, investe per chi viene dopo? O una che consuma, liquida, brucia tutto nell’immediato? La risposta non è nelle mani di Mattia. Ma la sua storia, la mette in quelle di tutti noi.

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