Intervista a Michele Mezzanzanica

INDOVINA CHI | Intervista Michele Mezzanzanica, Co-founder e co-CEO Freedome

START UP: VELOCITÀ E SITUAZIONI SCOMODE

“Regalare o vivere un’esperienza genera più felicità immediata e duratura rispetto a qualsiasi bene materiale”. Il fatto che ad attestarlo sia una ricerca scientifica rafforza l’abitudine a non lasciare nulla al caso, a corroborare ogni affermazione con la citazione di uno studio o di un dato. Michele è un concentrato di metodo e di capacità intuitiva, allenate e dosate fin dai banchi dell’università.

“Sono sempre stato attratto dalla conoscenza generale, non da quella super specialistica. Sapere in maniera diffusa e poi applicare all’occorrenza con maniacalità del dettaglio”. Dalla Bicocca a Rotterdam, il percorso parte da economia e approda al management strategico. Quello che gli cambia il punto di vista, però, è trovarsi a confronto con 100 ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, con visioni e ambizioni che lui non ha mai esercitato.

All’improvviso, a nutrire un animo inquieto a tratti intrepido, nonostante l’apparenza placida e lo stile rigoroso, arrivano stimoli capaci di cambiare il suo approccio alle cose. “Al master le lezioni non erano spiegazioni da parte del docente, ma discussioni guidate e moderate su temi che noi avevamo già studiato a casa su paper di ricerca in campo. Era tutto molto concreto”.

La pratica, dicono, è la qualità degli imprenditori. Un’idea può valere un centesimo o un milione di euro, ma un progetto realizzato, scalabile e replicabile acquisisce una rilevanza, che il mercato dei capitali è pronto a riconoscere, sostenere e amplificare. Questa lezione Michele la apprende nel suo primo lavoro come analista del fondo di corporate venture capital di Mediaset, dove per anni incontra ogni giorno founder di startup e si specializza in quella specie di codice segreto attraverso cui dialogano chi ha un progetto e chi ha il denaro per realizzarlo.

L’inquietudine viene a galla e con lei la volontà di saltare la barricata e passare dalla parte dell’umanità con dei sogni, con delle visioni e delle intuizioni da trasformare in progetti. Si ritrova a parlarne con il suo amico di sempre, Manuel e a realizzare l’application per lo Startup Lab del Politecnico di Torino, con l’obiettivo di validare l’idea imprenditoriale. Il professore li convoca e con un po’ di disappunto comunica loro che quello che hanno presentato è il risultato a cui tende il corso. “Eravamo pronti. Servizi per il tempo libero attraverso attività all’aria aperta”.

Nel 2019, nasce Freedome, si unisce all’impresa Simone, altro amico storico, e l’esordio è di quelli che scoraggerebbero anche il più navigato degli imprenditori: per due anni non può vendere nessuno dei servizi che ha immaginato causa Covid-19. “Non abbiamo cambiato di una virgola il progetto, lo abbiamo solo lavorato, messo a posto, limato, ottimizzato. Questo periodo mi ha reso quello che sono oggi: un maniaco del dettaglio, devo riconoscerlo, anche all’eccesso”.

5 anni dopo, Freedome ha il catalogo più ampio di esperienze outdoor in Italia – 5000 – che coinvolgono quasi 2000 operatori locali, in oltre 70 categorie di attività. Oltre 400.000 clienti hanno acquistato un pacchetto per sé o per regalo: 200.000 nell’ultimo anno. La società opera grazie a 45 dipendenti, ha raccolto finanziamenti per oltre 3 milioni di euro e genera in maniera diretta e indiretta attraverso l’indotto oltre 20 milioni di euro per i territori interessati.

“Il risultato deve sempre essere misurabile per essere vero. Ma è altrettanto certo che l’impatto sociale che produciamo è sia economico per la valorizzazione delle aree rurali di questo nostro paese, sia di promozione di uno stile di vita attivo, orientato alla socialità, a diretto contatto con la natura”. Come dire: obiettivi 3, 10 e 11 dell’Agenda 2030. Quindi ottimi parametri ESG che rendono Freedome una start up pronta ad uscire dai suoi round di finanziamento per diventare scale up.

Michele la sua crescita però la misura non solo in termini di performance d’azienda, ma anche come imprenditore che si è trovato a dover compiere delle scelte, basate sulla “responsabilità verso le persone”. Ha dovuto fare i conti con due parametri propri di questi tempi: la velocità e le situazioni scomode. Ovverosia imparare velocemente e prendere decisioni umanamente difficili, con la consapevolezza che senza mettersi in gioco, non c’è partita da giocare.

“Impari a fare le cose quando capisci che non puoi scegliere tu né il momento, né la situazione”.

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