Intervista a Paolo Moneta

INDOVINA CHI | Intervista Paolo Moneta, imprenditore, IPL Bulloneria

LA MAGIA DI OGNI GIORNO

“Ognuno ha una magia nella propria vita“. Paolo Moneta, amministratore unico IPL Srl, lo dice quasi di passaggio, all’inizio di una conversazione che avrebbe potuto essere l’ennesima conferma di un imprenditore che ha creduto in un prodotto e ci ha costruito sopra la sua azienda. Invece, Paolo ha cominciato a vendere viti trent’anni fa, senza una storia di famiglia, un’occasione o una passione particolari. Non era la bulloneria il suo obiettivo: era il fare, realizzare un progetto, mettere se stesso in attività. La distinzione non è retorica: separa due tipi di imprenditore molto diversi. Il primo costruisce attorno ad una competenza specifica, ad un prodotto che ama, ad un settore che sente suo. Il secondo costruisce attorno alla propria energia, alla capacità di mettere in moto le cose. “Non sono innamorato del mio prodotto, le viti non sono la mia vita“: una confessione che, detto da chi ha trasformato una cantina con un tavolo preso in prestito in un’azienda da tremila metri coperti, suona come una dichiarazione di metodo. La magia non sta nel prodotto. È dentro chi si impiega, si ingegna, applica qualità umane prima che tecniche.

C’è un’idea che Paolo porta avanti con la coerenza di chi ha avuto modo di riflettere molto e di accumulare ancora maggior esperienza: “L’azienda acquista valore quando funziona da sola“. Non è indifferenza o distacco verso ciò che si costruisce: semmai è la visione di chi sa distinguere tra l’organismo e chi lo anima. L’impresa che dipende interamente dal suo fondatore per Paolo resta un mestiere del singolo, al quale si aggiunge il contributo dei collaboratori. La vera transizione imprenditoriale avviene quando la struttura regge da sola, quando i processi, le persone, le competenze tecniche sono distribuite in modo che nessuna assenza sia insostituibile. È indispensabile attrarre le persone giuste e costruire i presupposti per le occasioni propizie. Così nel corso degli anni, Paolo non ha mai atteso: ha investito nella formazione interna, in particolare per la selezione del personale, ha coinvolto il figlio Stefano su progetti specifici, ha comprato una macchina a controllo numerico senza avere il tecnico che l facesse rendere. “Se stai sul divano è difficile che incontri le persone giuste: l’azienda autonoma non si crea aspettando che si realizzi da sola, ma muovendosi”.

Eppure quando gli viene proposta la definizione dell’imprenditore come colui che realizza qualcosa destinato a durare oltre lui, Paolo risponde senza esitazione: “A me non interessa che la mia azienda sopravviva a me stesso. L’azienda è solo un piccolo tassello di me“. È una posizione scomoda, in controtendenza rispetto alla narrazione che identifica l’imprenditore con l’opera della sua vita. È anche una maniera originale di intendere il mestiere, di chi vive la propria attività come uno strumento, non un fine.  “Hai più lucidità, riesci a delegare senza angoscia, a valutare le persone per quello che portano e non per il posto che occupano. Il distacco non è disinteresse: è la condizione che permette di guardare l’organizzazione con occhi liberi”. È la magia di fare e di vedere dove si può migliorare senza doversi difendere dalle proprie convinzioni assolute.

Il momento in cui domandarsi cosa fare ancora in un’azienda che funzionava anche senza di lui, Paolo lo ha affrontato non con un piano strategico, ma con una conversazione. “Qualche anno fa, ho incontrato Bernhard Scholz. Ascoltò la mia storia e mi disse: vai avanti. Così come stai facendo, giorno dopo giorno. Mi sono sentito sollevato. Forse mi serviva una conferma. Ogni fase della vita ha bisogno di un proprio orizzonte. Il fare non si esaurisce, si ridirige”. E Paolo, che oggi si chiede cosa farà da grande, non parla con l’inquietudine di chi ha perso la rotta, ma con la curiosità di chi sa che la prossima magia è già da qualche parte, tra le persone che non ha ancora incontrato, nascosta in qualcosa di concreto: un gesto, una scelta, una persona trovata al momento giusto. Nel fare continuo, nell’attitudine al movimento: il vero gene dell’imprenditore.

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