OLTRE LO SGUARDO, AL DI LÀ DELL’ESTETICA
“Un tempo non era necessario spiegare un’opera. Oggi invece quando la restauri, per renderne il vero significato, bisogna far compiere alle persone un percorso di senso”. Pietro Lotti – Laboratorio Restauro Lotti & C. Snc – è un intellettuale vivace e concreto, che non si compiace nel generare un pensiero per pochi, ma si dedica invece al recupero degli oggetti d’arte antichi. La sua è una tradizione di famiglia, il laboratorio in cui opera è stato fondato del padre e insieme sono stati gli artefici del recupero delle cappelle del Sacro Monte di Varese.
La nostra provincia è quella con più siti Unesco in Lombardia, che è la regione con la maggiore concentrazione d’Italia. Chi l’avrebbe mai detto… Varese eccellenza culturale è un’opportunità da capire e mettere a sistema per creare un volano per una nuova economia del territorio. Ma torniamo a Piero e a quello che considera parte profonda del suo mestiere ovverosia il trasferire alle comunità il senso grazie al quale le opere d’arte sono state prodotte.
“Il restauro è innanzitutto la riscoperta del percorso che altri uomini in altri tempi hanno immaginato per quell’oggetto”. L’aria che ha respirato in casa fin da bambino è ricca di questa essenza, di una mentalità aperta alla conoscenza umanista del contesto e della realtà. In pratica, della consapevolezza riguardo alle ragioni, alle idee, ai significati che chi ha prodotto un dipinto, una statua, un’architettura ha posto in essi. Perché con il termine restauro non si intende solamente la complessa tecnica di intervento sui materiali, ma la delicatissima sensibilità indispensabile per compiere il recupero del pensiero, dell’intenzione e dell’attitudine che l’hanno ispirata.
“La società nella sua foga di consumo, a volte, si compiace maggiormente per l’intervento, per l’inaugurazione e il convegno che lo portano in evidenza, che non per l’attività di aver reso nuovamente viva l’opera e il messaggio del suo creatore e del suo committente”. Ecco perché è necessario raccontare e nel farlo alimentare un altro significato oggi indispensabile: il mestiere è il risultato di una complessità di sguardi e di intenzioni, è totalizzante per chi lo pratica, ne occupa la passione, la competenza, la manualità e il pensiero.
Piero è testimone prezioso di questo aspetto, che come Associazione abbiamo posto al centro anche della nostra assemblea annuale: all’interno dei mestieri vive un’economia delle relazioni il cui valore è lo scambio di conoscenze, di reciproci impegni e di volontà, alcune dichiarate altre da intuire e condividere. “La grande stagione dei restauri al Sacro Monte di Varese è stata tale anche per gli incontri che ha generato, primo fra tutti quelli con Monsignor Pasquale Macchi, figura di profondo conoscitore della cultura che aveva portato del corso di tutto il ‘600 alla costruzione della via”. Restaurare un’opera permette di recuperare le ragioni per cui è stata progettata e indagare il talento di chi l’ha realizzata. Oltre l’estetica, ben oltre il posarsi dello sguardo per quanto attento e appassionato sui suoi dettagli.
Questo fa del restauro un mestiere, che si avvale di capacità tecnica e di innovazione tecnologica, ma anche di attenzione umanista, di concentrazione sui perché della creazione di un oggetto d’arte. Pulire un’opera, riportarne alla luce i tratti descialbati ha ragione di essere non solo per ripristinarne i colori o conservarne le forme, ma per aggiornarne il senso per la comunità che l’ha accolta e ospitata magari secoli addietro. “Un restauratore vive di aggiornamento perenne del mestiere e come un tempo ci sono scuole dove formare la propria abilità, come l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze”.
E ci sono tecnologia e aziende che le sviluppano. Ancora una volta Varese presenta un’eccellenza unica con Quanta System e i suoi laser per l’arte, che hanno permesso ad esempio di identificare nel Refettorio dell’Annunciata un’ inedita Ultima Cena di inizio XVII secolo. “Non è il loro core-business che punta sul medicale, ma è un segnale insieme ad esempio agli studi sui materiali condotti in numerose università, che c’è interesse, volontà e investimenti intorno a questo mondo”.
Forse sarà perché la Bellezza è lo strumento con il quale l’Intelligenza Naturale afferma il suo primato su quella artificiale. A noi che dei mestieri e delle persone, della cultura del fare impresa e del produrre per il bene comune facciamo bandiera, piace pensare che sia così.

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