Intervista a Roberto Puricelli

INDOVINA CHI | Intervista a Roberto Puricelli, Founder & CEO digitelNET

L’ASCOLTO È LA PARTE COMPLESSA DEL LAVORO

“Oggi le aziende investono sulle competenze e le persone che le detengono”. La visione di Roberto Puricelli, fondatore e amministratore delegato digitelNET, è molto chiara e viene da lontano. Nel 1996, quando fonda la sua azienda, pone alla base una certezza, che si sarebbe rivelata un’intuizione vincente: il capitale umano è l’elemento in grado di segnare la differenza tra le imprese. In tutti i settori, ma in particolare nel suo, quello delle infrastrutture di rete dati. “Vendiamo tutti la stessa tecnologia o qualcosa di simile. Riusciamo a vincere sui nostri competitor, che sono giganti come Fastweb e Telecom, quando creiamo una relazione”. Dimensione aziendale e capacità di creare coinvolgimento, senso di appartenenza e fiducia spesso sono aspetti inversamente proporzionali: più l’azienda è grande, minore è la sua abitudine a creare rapporti con altre organizzazioni, siano fornitori o clienti, e con i propri dipendenti.

Roberto inizia il suo percorso lavorativo forte di un’altra certezza che mette sempre al centro l’individuo e che gli deriva dall’educazione con cui lo crescono i genitori, operai capaci di leggere la verità nascosta nelle cose quotidiane e trasformarla in un insegnamento per la vita: l’importante è fare, poi si scopre a cosa si è portati e in che cosa si è capaci. “Nelle grandi aziende si imparano i processi, ma non a lavorare. Ognuno ha il suo ruolo, la visione è molto concentrata su un’area specifica. È quando ti confronti con l’imprenditore che decide su tutto, che capisci quanto sia importante parlare con le persone”. In questa dimensione aziendale e umana, Roberto decide di dedicare la sua vita. Fonda digitelNET “per allargare l’area in cui essere giudicato”. Il suo è un modo di intendere il lavoro, che ha la cifra nel cambiamento, nella formazione e nel rapporto umano. Aprire gli occhi e la testa è l’attitudine indispensabile in un mondo professionale che in 30 anni è cambiato in maniera radicale. Le reti telefoniche sono state sostituite da quelle dei dati, il trasferimento di informazioni si è esteso tra continenti diversi e non più tra aree nazionali distanti poche centinaia di chilometri. “Il nostro lavoro come tanti altri parte dalla capacità di ascolto riguardo le necessità. Non solo dei clienti, ma anche delle persone interne all’azienda”.

Questa predisposizione al dialogo e l’attenzione a ciò che gli viene detto, lo porta fin dai primi anni del 2000 a intercettare il tema della sicurezza dei dati. La decisione di dedicarsi a questo tema è stata la scommessa raccolta, sulla scorta degli insegnamenti famigliari ad ampliare la voglia e la capacità di fare. È l’espressione di quel mix di elementi che definiscono il successo d’impresa anche come il risultato in cui visione, intuizione e fortuna si integrano, dopo essersi rincorsi. “La formazione è stata determinante nella crescita dell’azienda. E non solo quella tecnica, ma in particolare quella relazionale, umana a cui fanno riferimento i metodi di vendita”. Così la cybersicurezza è diventata uno degli ambiti di specializzazione di Roberto e di digitelNET, che hanno precorso i tempi e sono testimoni del «percorso culturale» che molte imprese italiane devono ancora completare dal punto di vista della consapevolezza. “Abbiamo imparato a convivere con i dubbi dei nostri clienti, a fornire loro una partecipazione attiva alle necessità prima ancora che vendere dei sistemi”.

La stessa partecipazione, consapevole e viva, che Roberto ha trovato e condiviso in Compagnia delle Opere Insubria, dove ha trovato imprenditori disposti a calare le esperienze di altri nella propria realtà. “I servizi messi a disposizione degli associati sono il volano delle relazioni personali. Ma è il ruolo di facilitatore e di abilitatore di incontri che rende l’Associazione un laboratorio di crescita e di trasformazione per le imprese”. È in questo contesto che l’ascolto diviene strumento attivo per mantenere la propria impresa in linea con l’immediato futuro, in cui le comunità di lavoro possono diventare realizzare una sofisticata e meravigliosa ingegneria sociale.

L’innovazione ai giovani, la gestione a chi ha esperienza.

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