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Intervista a Ruggero Cerizza

INDOVINA CHI | Intervista a Ruggero Cerizza, Presidente Gruppo Inditel

LA CONTINUITÀ ALLA PROVA DELL’INNOVAZIONE

“Mi chiamano ingegnere, ma ho fatto studi sociali ed economici. Da quando sono entrato in azienda mi sono impegnato a sapere, a conoscere la tecnologia”. Ruggero Cerizza, Presidente Gruppo Inditel, ha la postura e l’attitudine, che gli ha lasciato la prima delle scelte, che hanno indirizzato la sua vita: l’esperienza militare come ufficiale di complemento, presso la Scuola Alpini di Aosta.

“Sono orgoglioso della mia identità italiana: l’ho posta alla base della mia vita personale e imprenditoriale. Servire nell’Esercito è stato un modo per rendere al Paese ciò che mi ha dato”. È stata, però, anche la palestra dove affinare la capacità di gestire uomini all’interno di un’organizzazione, uno dei segreti per garantire continuità al lavoro e all’impresa fondata dal padre, nella quale entra nel 1985, portando le competenze amministrative acquisite negli anni universitari in Bocconi.

Formarsi sulle tecnologie per le radiocomunicazioni è il passaggio indispensabile, che Ruggero realizza dedicando per anni i fine giornata ad approfondire i temi che definiscono il core business dell’azienda, fornitrice di infrastrutture per le telecomunicazioni a grandi aziende, ad operatori del settore e a provider di tecnologia.

Oggi, dopo 65 anni di attività, l’azienda è un organismo con vita propria. L’impronta che la mia famiglia ha impresso e che ancora sta alla base della nostra crescita è la capacità di adattamento e di adeguamento da un lato all’innovazione tecnologica e dall’altro all’evoluzione delle organizzazioni e dei bisogni dei clienti. È questa la formula che garantisce il valore principale che Ruggero vive sia dal punto di vista personale che imprenditoriale: la continuità, in un settore che delle trasformazioni e dei cambiamenti fa il proprio paradigma. È un impegno professionale e un dovere etico nei confronti della famiglia, dei dipendenti, del territorio dell’alto milanese, dove il Gruppo Inditel ha la sede della holding che raggruppa nove società.

Ruggero la vive come una vera e propria etica per lo sviluppo, che ha portato l’azienda ad investire le proprie risorse progettuali ed economiche, ampliando sempre più i servizi e le attività fornite, per la maggior parte, a grandi clienti, vincendo la concorrenza con competitor internazionali. “Il nostro è un settore fatto di colossi. Noi da sempre puntiamo sulla relazione e sulla comprensione delle necessità, a volte addirittura anticipandole e superando i concorrenti nella rapidità con cui offriamo le soluzioni”. 

La cultura del risultato rispetto a quella della procedura è la chiave di volta, che identifica l’imprenditore rispetto al manager. Su questa analisi, Ruggero impernia la sua visione e costruisce il suo modo di intendere il lavoro: l’imprenditore non è un soggetto meramente economico ma una persona, che assomma intelligenza, intuito, conoscenza, capacità di relazione e di formazione continue. La partecipazione a Compagnia delle Opere Insubria ha questo punto di vista come cardine della condivisione, che diviene strumento di supporto pratico per chi tra gli associati si trova nella necessità di leggere un cambiamento e di assumere le decisioni utili a gestirlo.

Il tempo che viviamo porta con sé necessità e contraddizioni rispetto ad altri momenti della storia recente, in cui grandi cambiamenti sociali e industriali sono stati determinati dall’innovazione.
“Da strumento al servizio dell’Uomo e della sua vita, oggi la tecnologia sembra essere diventata un fine, quasi ci si debba adattare a lei e non utilizzarla per migliorare i nostri standard”.  L’esperienza di Ruggero passa un messaggio e un monito importanti. L’innovazione non è un processo eliminabile o da contrastare: serve però maggiore consapevolezza per comprenderla. La continuità del bello e del giusto è il patrimonio genetico che la nostra società deve conservare e far crescere a vantaggio di persone e territori. Solo così diventa continuità di benessere e di prosperità diffusa.

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