Intervista a Simona Grassi

INDOVINA CHI | Intervista Simona Grassi, Ingegnere consulente per processi e prodotti aziendali

LO SCHEMA VA OLTRE LA REGOLA

Mamma, moglie, ingegnere. Non è una lista di priorità. Simona si presenta così, così con la sua mente formata dalla natura prima che dallo studio in maniera inquadrata e schematica. In effetti la breve lista di attributi con cui si apre il nostro incontro ha tutta l’aria di uno schema ben riuscito, nel quale la protagonista si trova perfettamente a suo agio. “Io sono queste tre cose insieme e se può sembrare facile accostare le prime due, in realtà anche mamma e ingegnere hanno parecchio a che spartire”. La ragione è semplice e sta in uno degli snodi della vita personale e professionale di Simona: la nascita della figlia segna il suo passaggio da dipendente a libero professionista.

Se ripercorriamo le nostre storie, è facile incontrare dei momenti cruciali che le hanno indirizzate e quindi cambiate. Per l’ingegnere Simona Grassi – dottorato al Politecnico di Milano con uno studio sull’acqua supercritica e l’inertizzazione dell’amianto a cui fanno seguito alcuni brevetti internazionali – il primo snodo determinante è rappresentato da un colloquio. Lei che viene da una piccola azienda, si ritrova nella sala di aspetto di una multinazionale, in compagnia di tanti colleghi… maschi. Ad ogni chiamata il cognome è preceduto dal titolo ingegner. Quando è il suo turno, la voce fredda e un po’ metallica che convoca all’incontro chiama la signora Grassi.

La delusione sembra prevalere nel vedere sminuito da un semplice appellativo il suo sapere e la fatica fatta per conseguirlo. Ma non si offende e la prende come un buon ingegnere deve fare: una rivelazione importante. Prima la persona, poi il professionista. Ed ecco spiegato la lista all’inizio di questo incontro. Quel giorno Simona costruisce non solo l’ordine degli addendi con cui presentarsi, ma decide anche l’attenzione che presterà alle persone: prima gli aspetti umani e poi i ruoli e le competenze. Diviene il suo segreto per arrivare al cuore delle imprese, per capirle e per farsi coinvolgere dal suo lavoro, che non è mai una consulenza ma la costruzione di un pezzo di cultura tecnica, che volge il primo e l’ultimo sguardo alle persone.

“Se devo dire quale valore mi porto a casa dopo tanti anni di lavoro, non ho dubbi: l’allargamento multidisciplinare, l’interazione con diverse figure professionali”. Il risultato più bello e definitivo è un’amicizia nata in un’azienda con un altro consulente, un’altra donna, un avvocato che legge l’esigenza che devono risolvere da un punto di vista completamente diverso. Ancora una volta è l’opportunità a prevalere. “Quando Angela (Poggi ndr) ed io ci siamo trovate a confrontarci, abbiamo capito che insieme potevamo fare meglio che individualmente”. Competenze tecniche e disposizione umana hanno prima brillantemente risolto il problema dell’imprenditore, per poi dare vita ad un’amicizia, che continua anche all’interno di Compagnia delle Opere Insubria.

L’esperienza in azienda ha coinvolto Simona su temi diversi, dalla normativa ambientale alla direttiva macchine, dalla manualistica all’industrializzazione dei processi, ma sempre l’elemento determinante sono state le relazioni fatte di responsabilità e rispetto, la volontà di dare autonomia e di contribuire alla storia dell’impresa lasciando non solo una miglioria richiesta dalla legge, ma un pezzo di cultura del lavoro condiviso con le persone che le danno vita e forma.

Confronto è la parola che Simona utilizza più spesso, sia quando tratta del suo lavoro, sia quando si riferisce alle associazioni, che nel suo pensiero devono essere i mediatori tra linguaggi diversi, le esperienze multiformi e la necessità di trovare quelle informazioni che permettono di capire e di decidere. Ancora una volta un bello schema. 

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