Intervista a Stefano Rampinini

INDOVINA CHI | Intervista Stefano Rampinini, Founder e CEO GR Group

UNA PORTA SUL VUOTO

Ci sono espressioni che il senso comune indirizza e cataloga. Le parole sono ganci alle esperienze che ognuno ha vissuto e sono capaci di attivare circuiti di condivisione unici. Ad esempio, «vuoto» evoca inevitabilmente una sensazione per lo meno di leggera ansia… Poi incontri Stefano Rampinini e scopri che altro non è che uno spazio da riempire di idee, progetti e cose da rendere concrete. Comprendi in maniera istintiva che l’empatia va oltre tutto quello che hai sempre immaginato.

L’energia positiva, la carica vitale, il modo di intendere il futuro ti investono con la forza d’urto che solo un ex giocatore di football americano è capace di trasferire nelle azioni che compie. “Le cose vanno affrontate senza porsi dei limiti. Quello che ho sviluppato è una grande capacità di mettere a terra, di fare dandomi delle gran pacche sulle spalle”. Sta qui l’essenza di un ragazzo che ha cominciato nella bottega del padre a 14 anni, già consapevole che il lavoro gli si addiceva più dello studio.

Nel 1984 in quel garage c’era un plotter per intagliare le pellicole a film adesivo e il talento da grande decoratore di cartelloni pubblicitari del padre. Stefano ci vede anche un’opportunità di futuro, talmente grande che decide di fare uno sforzo sui banchi di scuola e prendere il diploma di grafico pubblicitario. Gli serve per completare il lavoro e per aprire una prospettiva non solo produttiva, fin lì interamente legata alla capacità del singolo.

Quel mestiere appreso con tecniche, strumenti e metodo gli permetterà qualche anno dopo di fare due cose, che cambieranno il suo percorso professionale: accettare una proposta folle e inventarsi direttore creativo di un’officina per l’ideazione e la produzione di materiali pubblicitari. “La mia vita è sempre stata improntata sullo sport. Il calcio da bambino, il karate da ragazzo e poi la mia grande passione il football americano”. Normale quindi che la proposta di allestire 50 veicoli lungo tutto il percorso del Giro d’Italia sia nelle sue corde e altrettanto normale che da lì in avanti ciclismo, motonautica offshore, moto GP e calcio – come fornitore ufficiale dell’Inter – divengano il suo mondo di riferimento.

“Coraggio e leggerezza. Nella vita e nell’impresa ho imparato a mettere da parte i pensieri negativi e farmi dare dei limiti che non sento miei. Non per niente sono sempre stato piuttosto bravo con il fatturato e bravissimo con i debiti!”. Pragmatico e propositivo, supportato dalla moglie Cristina e da un modo tutto suo di vedere il mondo, il business e le relazioni con le persone, Stefano ha investito in uno sviluppo continuo in tecnologia, persone e infrastrutture convinto che ci sia il modo per andare oltre a quello che chiama “il lato oscuro dell’imprenditoria”: la limitatezza delle possibilità umane quando si incrociano con il tempo. “La lezione che ho appreso dalla vita di mio padre è che se hai 2 mani dopo 12 ore al massimo devono fermarsi”. Conoscere e utilizzare la tecnologia, oltre a creare relazioni di lungo periodo con le persone, rappresenta il parametro da mettere a sistema per il futuro del lavoro.

Stefano lo ha appreso con l’esperienza propria e grazie all’esempio di sua figlia Lucrezia. “Lei è quello che io avrei voluto essere”. Anche in questo caso il suo approccio alle cose è differente. Il cosiddetto passaggio generazionale, che tanto preoccupa la maggior parte degli imprenditori italiani, per GR Group è stato un divenire naturale dell’ordine delle cose. Psicologia delle organizzazioni nelle aule universitarie, valori di famiglia e approccio concreto condivisi, Lucrezia coglie l’attenzione del padre con un’intuizione per un progetto di riconversione produttiva e strategica che offre un servizio di analisi dei flussi e sistemi di DPI, per aiutare l’azienda a superare il periodo del Covid.

Dopo 4 anni, record di fatturato e di utili, tanta conoscenze nuova in azienda insieme a persone giovani, coinvolte grazie ad un ennesimo passaggio tecnologico. E soprattutto stabilità economico-finanziaria e organizzazione per la gestione della dilatazione del tempo lavoro. Una nuova porta sul vuoto, che Stefano apre con l’entusiasmo di sempre, lasciando che a riempire gli spazi oggi siano altri, mentre lui dalla soglia butta occhiate attente e sorrisi larghi.

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