Intervista a Stefano Vavassori

INDOVINA CHI | Intervista Stefano Vavassori, Direttore Generale DAV

LE RAGIONI DELL’ACCIAIO

“Da soli si va veloci, insieme si arriva lontano”. Come la saggezza masai dal Kenya raggiunga la periferia di Rho, nella prima cintura della città metropolitana di Milano, è uno di quei misteri che sembrano lasciare spazio a incredibili suggestioni e storie d’avventura. In realtà, Stefano Vavassori, ingegnere meccanico, porta con sé un senso umano delle cose, che trascende i luoghi e i tempi, che accomuna più che distinguere. Tanto che il motto dei guerrieri delle savane d’Africa diviene una delle sue ispirazioni individuali e da imprenditore. “Con le mie sorelle, Barbara e Claudia, abbiamo dato vita ad una governance partecipativa di quella che è l’azienda fondata da nostro padre negli anni ‘70”.

Il valore sociale dell’impresa costituisce per DAV un nucleo solido, un’anima calda, che si salda in maniera indissolubile con l’importanza e la dignità del lavoro. Rispetto e garanzia sono il patto che imprenditore e collaboratori sottoscrivono, con l’impegno reciproco di confrontarsi con mercati sempre più sofisticati e fluidi e in lavori fuori dalle aree di comfort tradizionali. Chi nella sua quotidianità maneggia i metalli, sa bene che ferro, acciaio e alluminio non sono materiali inerti ma vibranti materie dalle enormi potenzialità. L’abilità dell’uomo insieme alla perizia della tecnologia e alle caratteristiche infuse dalla Natura pongono sfide tutte da cogliere e portare a compimento. “Mio padre Angelo diceva sempre che nulla è impossibile e che se un cliente ti pone davanti ad una difficoltà, ti scopri alle prese con una grande opportunità”.

La DAV è cresciuta così, affrontando i cicli della storia industriale italiana, europea e globale, che negli ultimi anni hanno assunto un ritmo forsennato nel cambiamento continuo. Innovazione, capacità di osservare e di ascoltare altre esperienze, cura e attenzione nel fare le cose, spazio ed iniziativa per realizzare il proprio  potenziale professionale ed umano. La ricetta è nelle mani del cuoco, gli ingredienti sono conosciuti ma il segreto vero sta nei dettagli, nei rapporti con le persone, in quell’attitudine a leggere la paura difronte alla sfida e saperla utilizzare come combustibile per il prossimo viaggio, quello che se ti è chiaro dove arrivare puoi immaginare di intraprendere.

“Non abbiamo un prodotto nostro. Lavoriamo con aziende multinazionali che hanno un know-how nel proprio core-business ma non nella lavorazione delle lamiere; qui entriamo in azione e si genera lo scambio virtuoso di competenze. Dobbiamo essere solidi nella nostra convinzione e flessibili nelle soluzioni da proporre”. Guarda caso le due caratteristiche tipiche dell’acciaio, che dal settore motoristico alla Difesa, all’Oil&Gas piuttosto che agli ascensori, all’energia e all’alimentare, esprime la propria duttilità d’applicazione, oltre che fisico-chimica. La vita di Stefano ha dovuto fare i conti con le ragioni dell’acciaio, da quando a dieci anni scendeva in officina, affascinato dall’uomo al tecnigrafo, che con tutto un armamentario di raschietti, fogli da lucido e matite, disegnava veicoli speciali per le squadre corse, motorhome, e fuoristrada per equipe di speleologi ed assistenza meccanica alla Parigi/Dakar.

È stata la passione per la lavorazione dell’acciaio a spingere la famiglia Vavassori a inizio 2000 a costruire un sito produttivo industriale all’avanguardia tecnologica sulle fondamenta dell’officina artigianale e, sempre l’acciaio, ha portato Stefano e Barbara in Giappone alla scoperta dell’impresa Mazak, seguendo l’intuizione di una comunanza tra una famiglia italiana e una nipponica. Anche la partecipazione a Compagnia delle Opere è scritta da e dentro l’acciaio e porta incise opportunità di sviluppo grazie a relazioni e formazione, in una sorta di patto che dura da oltre 30 anni.

L’acciaio ha ragioni antiche e prospettive future, che ne fanno un ottimo testimone della storia.

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