PASSIONE E RESPONSABILITÀ: IL SENSO DEL LAVORO
“Le necessità logistiche pratiche sono diventate la nostra molla per crescere, quando a cavallo tra il 2011 e il 2012 abbiamo spostato la sede e quasi triplicato la metratura”. Immagina un camion a rimorchio fare mille manovre a ridosso del centro di Varese per caricare impianti molto costosi a ridosso del marciapiede di fronte alla Tecnomaticvarese. Bloccare lo scorrere intenso del traffico talvolta con il rischio di causare un incidente e con la certezza di sprecare tempo di produzione, alla lunga diventa uno stress non solo personale, ma di processo. Così dopo 35 anni, la famiglia Volpi decide di spostare l’attività ad Arcisate, triplicando gli spazi, scommettendo sul proprio futuro e accettando di dover cambiare per cogliere nuove opportunità. Detto così suona tutto molto morbido, lineare, privo di quelle incertezze che i mercati di lì a poco avrebbero portato in evidenza. “Anche se siamo in pochi, oggi propendiamo più all’industria che all’artigianato. Abbiamo dovuto ampliare i nostri parametri e sviluppare competenze trasversali indispensabili per gestire le aree critiche”.
Alessandro Volpi, titolare e direttore commerciale Tecnomaticvarese, rappresenta la nuova generazione imprenditoriale. In azienda fin da ragazzo, dalle vacanze scolastiche passate in reparto invece che in oratorio, mosso dalla passione che papà e mamma gli trasmettono, si appassiona all’automazione e alla robotica, agli impianti che escono dalle linee produttive dell’azienda. È l’inizio del nuovo millennio, è alla soglia dei 20 anni e nessuna paura di mettersi in gioco. Prova tutte le mansioni che l’azienda porta con sé e si crea il know-how necessario a svolgere l’attività commerciale. “Creare e gestire relazioni è la competenza che sento più affine. Mi richiede una discreta conoscenza tecnica per immaginare la soluzione e finalizzare la proposta, ma soprattutto mi espone al dialogo ancor prima all’ascolto e alla comprensione delle esigenze del cliente”. Sono le human skills in azione! Quelle di cui nessuna impresa può fare a meno, che nessuna innovazione tecnologica o intelligenza artificiale può superare, sostituire o replicare. È un meraviglioso e complesso paradosso quello che Alessandro racconta: un’azienda specializzata in automazione e robotica non può fare a meno delle persone! Non solo nella fase di proposta e di vendita, ma anche e soprattutto nel suo cuore tecnico pulsante.
“Come captare l’interesse dei giovani è la sfida continua con la quale ci confrontiamo”. Le prospettive per il territorio varesino non sono delle migliori: la vicinanza della Svizzera con i suoi stipendi impensabili per l’Italia, la scarsità degli istituti tecnici capaci di sfornare periti formati e la difficoltà a reclutare prima e trattenere poi quelli con qualche esperienza lavorativa specifica, rappresentano più che una sfida quasi una battaglia. È qui che torna predominante il lato umano, l’aspetto valoriale che si incarna soprattutto in quello che Alessandro definisce come “senso di appassionarsi al lavoro”. Che significato ha oggi? Come può rappresentare un elemento determinante nella scelta? E come le imprese possono cogliere un’opportunità laddove si manifesta solo un problema?
La risposta ognuno la trova nella strategia di medio lungo termine e nel valore che assegna alle persone. “L’imprenditore oggi vale se è un fattore progettuale, se riesce ad avere una visione oltre l’operatività specifica e a trasferirla ai collaboratori, per avere il loro apporto consapevole”.
Il paradosso, a cui facevamo riferimento poco sopra, è tutto qui: un’azienda che lavora con la tecnologia, dove l’AI interviene per limitare al minimo l’intervento degli operatori e sopperire a loro possibili deficit di attenzione o di abilità, necessita invece di persone di qualità, coinvolte in un progetto di sviluppo, capaci di contribuire con le loro intuizioni, esperienze e competenze. Quando si parla di innovazione che potenzia le capacità umane, si pensa spesso a dichiarazioni di principio, ad una sorta di human washing tecnologico. Bisogna entrare con Alessandro e tanti imprenditori come lui nei reparti delle manifatture per comprendere quanto l’esigenza sia concreta e ben poco filosofica.

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