Intervista ad Alessia Sarazzi

INDOVINA CHI | Intervista ad Alessia Sarazzi, Amministratrice Delegata ADI International Chips

L’AZIENDA È UNO STILE DI RELAZIONE

“Adesso studio per me, poi vengo a lavorare per te”. Lettere moderne a indirizzo geografico all’università e subito dopo operaia, capo reparto, responsabile ufficio acquisti, segretaria di direzione in International Chips, l’azienda che produce materiali plastici abrasivi fondata dal padre con un socio milanese. Nel mezzo tre figli e tanta esperienza pratica, costruita con determinazione ossolana, granitica come le montagne, ma con alcuni punti di faglia che non sono debolezze ma anzi capacità di resistere alle tensioni. “Accetto i compromessi e lo faccio con serenità”. Quando dice così, non lo fa con il cinismo di chi ha vissuto sulla sua pelle la necessità di abdicare a qualche principio in favore del risultato agognato, ma con lo sguardo limpido di chi vede oltre il fatto contingente, con la visione aperta su un cambiamento in divenire e non ancora consolidato.

È la versione rivisitata e corretta dell’adagio «il fine giustifica i mezzi» con il quale Machiavelli disegnava la massima virtù del Principe. Per Alessia invece è una verità intrisa di umanità e della capacità di leggere alcune difficoltà, che le persone – in particolare le donne – vivono nella quotidianità, come tenaci resistenze culturali di un passato che non passa. A partire dall’aspettativa che le responsabilità famigliari, anche le più banali, debbano essere sempre prioritarie rispetto a quelle professionali nonostante il ruolo ricoperto. “E quando a ricordatelo è tua madre che sa cosa vuol dire essere sposata con un imprenditore…” mantenere il senso delle cose personali in linea con l’impegno professionale è possibile solo se vai oltre le parole e leggi con lucidità l’ispirazione di verità passate ma ancora vive in una generazione che ha costruito tutto sulla distinzione quasi naturale dei ruoli.

Quella che Alessia sa esprimere in questo e altri frangenti è una sensibilità culturale, che la rende capace di capire e di accettare gli ostacoli, affrontarli con calma e determinazione, mai mettendo da parte i valori, ma trovando la strada alternativa, il passaggio accettabile che le permette, sia come persona sia come responsabile d’azienda, di realizzare il risultato principale. “Il centro di tutto sono le relazioni tra persone”.

Eccolo il punto di vista umanistico che pervade i modi di Alessia, fin dalla consapevolezza che essere imprenditori è un’attitudine e non un ruolo. L’azienda è una comunità umana e come tale va ricalibrata l’attenzione sulle persone invece che sulla macchina, sulla tecnologia e sulla funzionalità. Ogni scelta imprenditoriale e manageriale che Alessia compie risponde a questa visione, in un’ideale continuità con ciò che il padre le ha trasmesso. “Nel 2010 abbiamo ottenuto l’attestazione del Bollino Etico Sociale, senza troppi sforzi perché già stavamo lavorando con le finalità richieste di valorizzare e creare azioni di innovazione sociale che hanno un impatto positivo su persone e territorio”.

Valore della filiera, governance interna improntata ad un compiuto mix di genere, di età e di culture, consapevolezza della propria originalità e identità rappresentano oggi i temi sui quali cercare e trovare occasioni di confronto. Per Alessia è qui che le Associazioni giocano un ruolo chiave nell’organizzazione e nella sensibilizzazione di una nuova generazione di imprenditori, le cui capacità vanno affinate non solo in ambito tecnico, ma soprattutto relazionale e umanistico. La sua indicazione sull’atteggiamento da tenere in azienda e nella società civile è chiara: permeabili agli altri.

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