Intervista ad Angelo Colombini

INDOVINA CHI | Intervista ad Angelo Colombini, Vicepresidente EBNA (Ente bilaterale nazionale artigianato) e Consigliere CIV (Consiglio di indirizzo e vigilanza) Inail

UN’ALTRA IDEA DI SISTEMA

“Ogni persona deve rischiare nell’impegno sociale. Il senso del lavoro acquista una valenza multipla quando da fatto individuale, diviene occasione di un cammino comune”. Angelo Colombini, Vicepresidente EBNA (Ente bilaterale nazionale artigianato) e Consigliere CIV (Consiglio Indirizzo e Vigilanza) Inail, ha attraversato tutto il campo sindacale, dall’ambito locale ai vertici nazionali. Ciò che non è mai cambiato è il valore della persona, la sua centralità rispetto al lavoro e l’idea che ogni riorganizzazione di processo e di sistema dovesse essere misurata sulle necessità, le esigenze e la potenzialità della persona.

“Le grandi aziende hanno sempre avuto bisogno di un interlocutore unico e il sindacato unitario ha svolto questo compito. Cosa difficile invece nelle piccole realtà produttive, dove il rapporto con i dipendenti è molto meno conflittuale e più famigliare”. Il pragmatismo e la priorità del dialogo, sia come rappresentanza delle istanze dei lavoratori, sia come risposta ai bisogni delle persone – ad esempio la conciliazione tra tempo di lavoro e quello in famiglia, il rapporto tra professionalità e competenza – sono sempre state la “cifra” di Angelo all’interno dei suoi rapporti con le aziende e anche all’interno dell’associazione sindacale.

“Negli ultimi anni nel mondo del lavoro spesso prevale la logica e la cultura politica e alcune volte di partito, rispetto al valori della solidarietà e alle politiche sindacali non dettate dall’ideologia. La mia ispirazione è sempre stata la Dottrina Sociale della Chiesa che educa, in primis noi cattolici, a non farci coinvolgere da questo modo di concepire l’impegno sociale”. La scelta di Angelo di occuparsi di esperienze sindacali arriva dal basso, sollecitata da colleghi che ne riconoscono la capacità negoziale, l’onestà intellettuale e la dedizione a comprendere le ripercussioni individuali delle scelte collettive. Studia alla scuola aziendale dell’Italtel e successivamente si diploma a Milano presso l’istituto tecnico commerciale.

Ai tempi in cui Marisa Bellisario era il manager della società, viene eletto delegato di fabbrica negli anni della riorganizzazione, che prevedeva il taglio del 50% dei posti di lavoro. “Stava accadendo tutto nel momento in cui l’elettronica sostituiva l’elettromeccanica: un passaggio di innovazione, che creava grandi opportunità e rilevanti problemi ai lavoratori. Come sempre accade di fronte alla tecnologia, capace di rimodulare le comunità umane.”

Il 1986 per Angelo è l’anno di una prima scelta che ne indirizzerà il futuro: alla carriera in azienda sceglie l’impegno nel sindacato CISL nella categoria milanese che si occupa di chimica e di energia. Quindici anni dopo diviene segretario generale della stessa federazione di Milano che comprenderà anche il settore tessile. Le riorganizzazioni dei gruppi industriali, Montedison e Pirelli rappresentano le trattative storiche, che contribuisce a condurre. “Nel 1981 Papa Giovanni Paolo II aveva redatto la Laborem Exercens, a 90 anni dall’ultima Enciclica sul lavoro, la Rerum Novarum di Leone XIII: due testi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa. Un approccio unico e originale, capace di disegnare una terza via tra le istanze marxiste e quelle del capitalismo anglosassone”.

Lo stile che Angelo porta sui tavoli nelle diverse discussioni è concreto, volto a cercare risposte efficaci ed immediate nella relazione tra datore e dipendenti, con la predisposizione di percorsi formativi, fondamentali per sviluppare skill e mentalità nei lavoratori, per facilitare il passaggio del lavoro da un impegno singolo a collaborazione in squadra. L’obiettivo è sempre chiaro: il rispetto e la valorizzazione della persona sia nell’accompagnamento verso la pensione per coloro che terminano l’esperienza professionale, sia nella convinzione che ognuno nel lavoro trovi non solo sostentamento economico, ma anche l’opportunità di ricollocarsi e di recuperare la propria centralità all’interno di un mestiere.

“La politica e il Governo devono disegnare e coordinare l’idea di un sistema produttivo nazionale. Le parti sociali possono invece svolgere un ruolo chiave di raccordo con i lavoratori, le imprese e i cittadini. In questo, la funzione del sindacato è fondamentale per includere ed accompagnare anche le PMI, attraverso accordi nazionali, nelle transizioni digitali e green, che sempre più modificano il modo di produrre e di lavorare, disegnando nuovi percorsi produttivi per il Paese. Così come potrebbe accadere prossimamente su un tema delicato come il nucleare.”

Dopo tanti anni e tante esperienze sia a livello locale, sia nazionale, il 1° febbraio 2025 è stato per lui il momento di andare in pensione. La sua grande competenza e l’equilibrio di giudizio lo mantengono ancora attivo in un paio di importanti commissioni e di enti a livello nazionale. Il senso che questo incontro ci regala è la speranza e la visione positiva sul futuro in un momento di ennesima trasformazione dell’industria e dell’approccio che gli imprenditori devono avere. Se il lavoro resta il modo “di rischiare la persona nel sociale” con tutto il carico di umanità che questo implica, le difficoltà che spesso vengono esposte possono facilmente divenire opportunità. Tutto sta nell’immaginare il proprio futuro e non accettare quello che altri stanno disegnando.

In questo, l’Italia delle persone e dei mestieri ha una grande eredità da portare in dote all’Europa.

Condividi su:    

CATEGORIE

ULTIME NEWS

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

SEGUICI SU