Intervista ad Elisabetta Cozzi

INDOVINA CHI | Intervista ad Elisabetta Cozzi, Owner, Founder, Strategist Museo Fratelli Cozzi

LA STORIA È IL MOTORE DEL NOSTRO FUTURO

“Donne e motori? Gioie e basta”. Se c’è un motto capace di riassumere ciò che Elisabetta Cozzi ha realizzato a Legnano, è proprio questa riedizione di uno dei luoghi comuni di una società italiana impegnata a recuperare il tempo perduto.

I musei hanno sempre a che fare con il passato e la conservazione della memoria, molto meno di frequente con la visione del futuro e la realizzazione di progetti a impatto sociale allargato. Per capire ciò che oggi vive negli spazi del Museo Fratelli Cozzi è necessario volgere solo per un istante indietro lo sguardo.

Siamo alla metà degli anni ’50, all’inizio di quello che verrà conosciuto come il “miracolo italiano”. I Fratelli Cozzi, ispirati dalla passione di Pietro per le automobili Alfa Romeo, chiedono e ottengono dall’azienda produttrice di dare vita ad una concessionaria per un ampio territorio a nord di Milano, con sede a Legnano. La Fratelli Cozzi nasce non solo come intuizione di un business potente e solido, ma come espressione della passione per un marchio affascinante e iconico, che tanto avrebbe significato nella storia industriale del nostro Paese.

Primo salto temporale: 2004, Elisabetta da dieci anni lavora per una multinazionale nel campo delle ricerche di mercato. Riceve una telefonata: è suo fratello con la proposta di entrare nell’azienda di famiglia. Da Milano a Legnano, dal marketing alle automobili, dalla società internazionale all’azienda locale. “Coraggio e ottimismo non mi sono mai mancati. E neppure la capacità di analisi e la valutazione delle opportunità. Se un decennio prima non avevo voluto impegnarmi nell’attività fondata da mio padre e costruire la mia carriera rispondendo ad un’inserzione del Corriere Lavoro, quella sollecitazione suonava quasi come un richiamo del destino”. Secondo salto temporale: 2015, nasce il Museo Fratelli Cozzi. Non come asset strategico a supporto dell’attività di concessionaria con ormai 60 anni di storia, ma come impresa a sé stante.

Il modello è innovativo: un museo d’impresa che si consolida in una società con le sue specifiche attività, in un circolo virtuoso tra passione, cultura e business con la volontà di avere un sempre più profondo impatto sociale, attraverso l’opera dell’Associazione Friends of Museo Fratelli Cozzi.

La visione di Elisabetta è chiara: “Celebrare la storia di mio padre, della sua impresa e di un marchio amato in tutto il mondo e soprattutto l’opportunità di mettere nel museo e nell’associazione i miei valori di imprenditrice e di donna. La volontà e l’impegno di innovare per rendere la cultura industriale una fonte di profitto ad alto impatto sociale non è un sogno, ma la realizzazione di quello che Olivetti aveva definito come «il risultato di un lavoro fatto bene»”.

L’intuizione di papà Pietro che per tutta la sua vita da concessionario ha tenuto per sé un’auto di ogni modello prodotto e commercializzato dall’Alfa Romeo, insieme a poster, depliant, manuali di vendita e di manutenzione diviene nella visione di Elisabella prima di tutto un luogo progettato in maniera originale e simbolica da Oscar e Gabriele Buratti. “Uno spazio dove condividere una storia umana e sociale. 3 colori: il bianco del building come è stato fin dalla fondazione, il rosso del cubo prima dell’area museale per evocare l’icona Alfa Romeo e creare un momento sensoriale di stacco prima di immergersi nel nero scelto per annullare il contenitore e per esaltare il contenuto”. Se il Museo fin dalla sua apertura ha catalizzato l’interesse di appassionati, ricercatori, università e scuole e da qualche anno anche delle aziende del territorio come luogo per i loro eventi, è l’Associazione che esprime i valori intorno ai quali il museo vive.

“Abbiamo quattro pilastri di attività sociale. La messa a sistema e a valore della storia economica dei territori, il focus sull’educazione delle nuove generazioni, l’inclusione della disabilità – siamo tra il 6% dei musei italiani visitabili da chi è portare di qualunque tipo di disabilità – e l’empowerment femminile”.

Rivolgiamo lo sguardo per un solo attimo indietro, all’inizio di questo articolo. E insieme recuperiamo la strada costellata di stereotipi, da quelli di genere a quelli sui passaggi generazionali. Forse serviva proprio un museo per portarci nel futuro che possiamo immaginare, se viviamo con coraggio e ottimismo.

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