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L’unico futuro possibile

PROSPETTIVE | Articolo di Paolo Marcesini, Direttore Italia Circolare

La sostenibilità come nuovo fattore competitivo.

Giornalista, speaker e formatore, Paolo Marcesini ha la convinzione che l’unica strada verso il domani sia circolare e che la cultura della sostenibilità debba essere divulgata principalmente tra gli imprenditori. È la nuova grammatica del business e del lavoro: chi non la conosce, non sarà in grado di capire il significato delle voci che indicano il percorso dei mercati nel terzo millennio.

A 24 anni dall’inizio del nuovo millennio, nella nostra mente alcune date segnano già delle svolte epocali: 2001 attacco alle Torri Gemelle, 2008 crisi dei mutui subprime, 2020 esplosione della pandemia Covid, 2022 guerra alle porte dell’Europa tra Russia e Ucraina. Ognuno di noi troverà un gancio per un ricordo o un’analisi personale, sociale o economica che avvalori l’una rispetto alle altre, con il minimo comun denominatore della crisi e della preoccupazione per l’immediato futuro. Ma è il 2015 l’anno che sancisce un passaggio non più reversibile, intessuto di una nuova cultura e di un’idea diversa riguardo la vita delle persone, questa volta ispirato da una visione positiva sull’utilizzo delle risorse e sulla coscienza comune nei confronti del Pianeta.

Il 25 settembre l’Assemblea Generale delle Nazione Unite adotta il documento “Agenda 2030” ponendo alla base delle politiche nazionali i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Nascono di fatto le regole che normano gli impegni sociali, economici e produttivi rispetto alla transizione climatica e alla responsabilità ambientale, i cosiddetti SDGs. Nello stesso anno, Papa Francesco pubblica l’enciclica “Laudato sì”, dove afferma che il mondo è in disequilibrio, mentre da New York gli fa eco Larry Fink, amministratore delegato del fondo d’investimento Black Rock, che ammonisce manager e investitori sul fatto che, lasciando procedere la storia nella direzione attuale, non sia più possibile essere felici.

Da quel momento, la sostenibilità non è solo una variabile politica e tanto meno un tema da movimenti ambientalisti. Non è tanto un dovere morale ed etico, non è più solo una consapevolezza o una libera scelta per persone e imprese. È la nuova grammatica della produzione, del consumo, dello stile di vita per i miliardi di persone che popolano il Pianeta. Senza sostenibilità nei processi industriali come nelle scelte dei beni di consumo – dal cibo, ai servizi energici, alla mobilità – si è fuori dal mercato. È su questa scelta, che l’Europa ha deciso di scommettere riguardo la sua leadership culturale e di indirizzo del pensiero: investire sull’attivazione di una compliance normativa, disegnando di fatto il percorso che il mondo dovrà compiere per continuare a vivere. I capisaldi si chiamano Economia Circolare, ESG e Green Claims. Proviamo a capire come tutto questo sia collegato e definisca il nuovo modello competitivo per le imprese.

L’Economia Circolare è un paradigma produttivo: viene dato un valore a quanta materia si recupera e si rigenera all’interno di ogni ciclo produttivo. Oggi, a livello globale, si attesta tra il 7% e l’8% a seconda dei settori: se raddoppiamo le cifre, possiamo vincere la crisi climatica, grazie alla riduzione delle emissioni di CO2 (obiettivo 2030: – 50% rispetto ai valori del 2015). Recuperare, riutilizzare, ripensare, rigenerare e riciclare: lo ha spiegato bene la giovane velista Ellen McArthur che, a 28 anni e per 71 giorni e 14 ore (record mondiale in solitaria) ha navigato negli oceani per compiere il giro del mondo, in autosufficienza alimentare e idrica.

Il mondo è la nostra barca: gestire le risorse, ingegnarsi a recuperare ciò che può essere ancora utile è l’unico modo per raggiungere la meta.

Alla fine del viaggio Ellen ha fondato la Ellen MacArthur Foundation che oggi è l’organizzazione più attiva al mondo nel finanziare progetti di Economia Circolare. Anche grazie all’impegno della fondazione, la compliance normativa che si sta attuando va nella direzione di trasformare in circolare gran parte del sistema produttivo che per l’85%, ricordiamo, è ancora lineare.

Gli ESG fanno riferimento ai 17 Obiettivi scelti dall’ONU nella conferenza di Parigi SDGs a cui accennavo all’inizio. Per le imprese gli ESG rappresentano una nuova sfida da quando le banche, prima di emettere prestiti e concedere crediti, hanno cominciato a chiedere di rendicontare le attività a favore della riduzione dell’impatto ambientale delle loro produzioni al servizio delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile – sostenibilità ambientale, sociale ed economica – in coesione con il territorio e la comunità. “Un’impresa sostenibile vale di più”.

Gli ESG altro non sono che dei parametri di performance e lo strumento che ogni imprenditore ha a disposizione per capire cosa sta facendo nel suo piccolo, in maniera certificata e misurabile, per ottenere un punteggio che lo posizioni in alto nella valutazione di efficienza e in basso nel rischio legato a solidità e durevolezza della sua attività. Questo è molto importante soprattutto per le imprese che agiscono nelle forniture delle filiere. Le norme stanno imponendo infatti alle grandi multinazionali l’obbligo di coinvolgere tutta la filiera dei fornitori nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. La coprogettazione e la coproduzione sono fattori determinanti sia per il recupero di materia che per la sostenibilità.

La direttiva sui Green Claims, che diventerà operativa nei prossimi mesi, si incentra su due pilastri: da una parte ogni impresa, nel momento in cui comunica la sua sostenibilità, non può farlo se l’informazione non è certificata da un soggetto terzo, dall’altra parte è diritto del consumatore avere la certezza che la comunicazione sia vera e verificabile. Molte imprese temono questa direttiva per paura di sbagliare, ma proprio grazie alla comunicazione certificata della sostenibilità ogni imprenditore avrà la possibilità di raccontare la verità sui propri prodotti e differenziarsi sul mercato.

Insomma, il cambiamento è in essere e non può essere fermato. Rileggere attraverso il filtro della sostenibilità e della circolarità ciò che è stato sostenuto fino ad oggi sulla crescita economica e produttiva costante e infinita è l’occasione giusta per fare i conti con il futuro dell’umanità. Perché il futuro esiste solo se sapremo costruirlo. Insieme.

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