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L’urgenza del pensiero emergente

PROSPETTIVE | Articolo di Maurizio Goetz, Founder metodologie di Imagination Design Coaching

“Generazione di Futuro” è l’ambito di applicazione pratica nel quale Maurizio Goetz opera da oltre trent’anni, disegnando scenari utili a persone, aziende e organizzazioni che devono anticipare gli sviluppi economici e comprendere i nuovi contesti sociali. Fondatore degli Imagination Lab, ha definito attraverso collaborazioni e partnership internazionali le metodologie necessarie ad addestrare l’immaginazione strategica, utile a simulare “ciò che può accadere” con l’obiettivo di  valutarne impatti, rischi ed opportunità per attivare i processi necessari a rendere concreta la migliore delle soluzioni possibili.

L’imprevedibilità è la caratteristica tipica del mondo complesso. Non sono un filosofo e tanto meno uno studioso della complessità: mantengo una visione progettuale, un approccio pragmatico anche su temi apparentemente astratti. Fintanto che il mondo procedeva lento e soprattutto lineare senza che i cambiamenti avessero luogo alla velocità attuale, non si parlava così diffusamente di pensiero emergente ovverosia dettato da fenomeni che emergono da un sistema complesso. Attenzione: complesso non significa né complicato, né difficile o confuso. Possiamo definire tale uno scenario nel quale i comportamenti derivano dall’interazione di molteplici fattori e fenomeni, il cui risultato è maggiore della somma delle singole parti. È questa la ragione principale della difficoltà nel disegnare uno scenario credibile e probabile, con la conseguente difficoltà a cogliere le linee di forza e sviluppo, che garantiscano opportunità di crescita per le aziende e di benessere per le persone.

In questo mondo complesso l’immaginazione è la skill fondamentale, che va addestrata con metodo e in maniera collaborativa. È un passaggio cruciale: la collaborazione diviene l’attività prioritaria di un pensiero che evolve e si rafforza grazie alle interazioni che hanno luogo. È finito il tempo dei compartimenti stagni. Ogni individuo porta avanti la sua visione ma è solo il confronto con altri che indirizza la ricerca di alternative alle realtà attuali. Con una provocazione, si può sostenere che il futuro – al singolare – non esiste: esistono, invece, scenari diversi e tra questi uno solo si realizzerà. Per disegnare il migliore nella nostra visione è indispensabile mettere a fuoco la proposta di valore che ispira il domani.

È questa l’esemplificazione più concreta del concetto di emergenza. Non c’è una soluzione che possa accontentare tutti e neppure la possibilità che la visione di uno si imponga. La definizione deve essere collettiva, comunitaria per risultare reale e realizzabile. È necessario comprendere ciò che sta accadendo, identificare gli scenari che si possono sviluppare, disegnare il futuro ideale per gli individui, le organizzazioni e la collettività. E poi immaginare le modalità per realizzarlo. Significa compiere una serie di passaggi, che non possono prescindere dal confronto tra conoscenze, valori e visioni differenti. È qui che la collaborazione e la condivisione diventano motori di quel pensiero emergente che può assumere due modalità di applicazione, ancora una volta sinergiche e non in antitesi. La prima, esplorativa, cerca di capire cosa potrebbe accadere nel futuro: coglie gli indizi attuali, individua il sistema adattativo e gli strumenti necessari, definisce il mindset e le abilità. La seconda è maggiormente generativa: immagina il futuro migliore, indaga chi siano i soggetti di supporto, le conoscenze utili. Fissa la misura di quanto si possa incidere perché si realizzi.

Cosa posso fare per disegnare il futuro migliore per me? Sulla risposta a questa domanda si innescano tutte le dinamiche di cambiamento personale e dei processi, di ragionamento dinamico. Forse è proprio questo il futuro: una dimensione umana in cui divenire soggetti attivi realizzi l’innovazione – secondo la visione del professor De Toni – come una ribellione andata a buon fine.

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