Macchine intelligenti, mani sapienti

ANTENNA | Articolo "Macchine intelligenti, mani sapienti"

L’intelligenza artificiale nel manifatturiero non sostituisce il mestiere: lo libera

Ogni rivoluzione tecnologica porta con sé la stessa domanda, seppure formulata in modi diversi: cosa resterà di umano nel lavoro? Con l’intelligenza artificiale applicata al manifatturiero, la domanda si fa più concreta e più urgente, perché tocca direttamente il cuore del sistema produttivo italiano: la competenza tecnica accumulata in decenni di lavorazioni, la capacità di un occhio esperto nel riconoscere un difetto prima che il pezzo esca dalla linea, l’intuito di un capo reparto che sa quando fermare un impianto anche se i sensori non hanno ancora segnalato nulla.

La buona notizia è che l’intelligenza artificiale, nella sua applicazione più matura, non compete con questo tipo di sapere: lo esalta. Un sistema che analizza automaticamente migliaia di dati di processo non elimina il bisogno di un tecnico esperto, riduce il tempo che quel tecnico passa a scorrere manualmente tabelle e grafici, restituendoglielo per fare ciò che nessuna macchina è capace di replicare: decidere come intervenire, valutare le conseguenze di una scelta sull’intera filiera produttiva.

Perché questo accada davvero e non resti una promessa da articolo, servono scelte organizzative precise. La prima è partire da un processo circoscritto, non dall’intero stabilimento: un pilota ben delimitato, misurabile, che permetta di imparare senza rischiare l’intera produzione. La seconda è formare le persone a interpretare i risultati dell’AI, non a subirli: un operatore che sa leggere criticamente un output computazionale vale più di un sistema perfetto usato senza consapevolezza. La terza è mantenere in capo alle persone le decisioni sulle eccezioni, sui casi limite, su tutto ciò che esce dagli schemi previsti: è lì che si gioca il valore del mestiere. La quarta, spesso dimenticata, è reinvestire consapevolmente il tempo liberato: se le ore risparmiate dall’ottimizzazione dei controlli non vengono destinate a manutenzione predittiva, miglioramento continuo o formazione, il guadagno di produttività resta solo teorico.

Su questo ambito il territorio insubrico offre alleati preziosi, spesso più vicini di quanto si pensi. Le università sono da sempre un motore di innovazione: quando vivono dell’esperienza e della necessità del territorio su cui agiscono sono una risorsa incredibile. La LIUC Università Cattaneo di Castellanza ha costruito negli anni percorsi di ingegneria gestionale pensati apposta per stare a cavallo tra tecnologia e organizzazione. L’Università degli Studi dell’Insubria sviluppa competenze in informatica e analisi dei dati, che molte imprese del territorio faticano a reperire da sole. Sono presidi di conoscenza vicini fisicamente e culturalmente alle nostre aziende, capaci di formare i profili ibridi – a metà tra tecnica e gestione – di cui il manifatturiero ha bisogno per far funzionare davvero l’intelligenza artificiale, senza subordinare le persone alla macchina.

È in questo spazio che si gioca anche il senso più profondo del nostro essere Associazione di Mestieri e Compagnia di Persone: supportare gli associati nel governare l’innovazione tecnologica al servizio delle persone che esercitano un mestiere. Compagnia delle Opere Insubria organizza per le imprese associate momenti di confronto diretto tra chi ha già sperimentato l’intelligenza artificiale nei propri processi produttivi e chi si sta ancora interrogando su come iniziare. Se stai valutando come introdurre l’intelligenza artificiale nella tua impresa senza perdere ciò che rende unico il tuo modo di lavorare, non devi affrontarlo da solo. In associazione mettiamo in relazione la tua esperienza con chi ha già percorso questa strada.

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