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«Non andrà tutto bene… ma ce la faremo»

La lettera del nostro associato Giulio Broggini, di Compagnia delle Opere Insubria, di fronte alla nuova quotidianità che ci attende: «Cosa vuole e vorrà dire fare al meglio il proprio lavoro?»

Sono un commercialista.
Cosa significa fare il commercialista ai tempi del Coronavirus? Faccio parte di una categoria avvantaggiata? Svantaggiata? 

Sono svantaggiato perché mi tocca leggere tutti i provvedimenti che vengono emanati con frequenza quasi giornaliera, studiarli, interpretarli, spiegarli ai miei clienti? Sono sfortunato perché come spesso accade sarò l’ultimo fornitore dei miei clienti ad essere pagato? Perché la mia categoria non avrà diritto ai 600 euro? Perché faccio parte di quelli che non possono chiudere?
Oppure sono avvantaggiato: perché ho un lavoro da fare, perché i miei clienti hanno bisogno di me, perché a differenza di tanti ho ancora clienti, perché ho un motivo valido per uscire di casa?

Ci sono tante domande, in questi giorni, che ci frullano per la testa e a cui non riusciamo a dare risposte. Ma una cosa ho capito: come si affronta tutto questo? Facendo il proprio lavoro, e facendolo al meglio.

Come commercialista (e come associato a Compagnia delle Opere) ho certamente una grande fortuna: quella di dover e poter parlare quotidianamente con tanti imprenditori. Ho il privilegio di ascoltare le loro storie, confrontarmi sulle idee per andare avanti o … per non andare troppo indietro; ho il privilegio di frequentare una categoria umana che ha nel DNA la forza di non abbandonarsi alla sconfitta, di lottare per il proprio nome, per le proprie aziende, per i propri dipendenti. Categoria umana che è abituata a fare, a prendersi responsabilità, a rischiare, a trarre forza da piccole vittorie.

È dal quotidiano confronto con gli imprenditori che si alimenta in me la certezza che ce la faremo; che non andrà tutto bene (non sta andando tutto bene!) ma che ce la faremo.

Cosa vuol dire “fare il proprio lavoro, e farlo al meglio?”.
Significa, per me, e per gli amici imprenditori che ho la fortuna di frequentare, dedicare tempo ad esaminare il modo di condurre le nostre aziende e le nostre persone. Mettere in discussione le nostre certezze e le nostre abitudini. Ripensare al modo che abbiamo di presentarci al mercato, alle banche, ai fornitori. Rivedere i nostri processi produttivi, i nostri segni distintivi, il nostro apparato amministrativo.

Ciò che certamente caratterizzerà il prossimo futuro sarà un periodo di fragilità finanziaria e di conseguente diffidenza. I clienti, i fornitori, le banche, i soci… tutti vorranno sentirsi rassicurati, tutti vorranno avere davanti imprenditori fiduciosi e consapevoli della strada da percorrere. Ma la fragilità finanziaria sarà una compagna fastidiosa, potenzialmente letale se non si avrà il coraggio di guardarla negli occhi.

Avere il coraggio di stare davanti alle proprie fragilità è la sfida della vita. Stare davanti alla fragilità finanziaria significa dotarsi di un sistema di controllo dei flussi di cassa prospettici, ordinare per righe e colonne le nostre spese mensili, e provare a confrontarle con gli incassi attesi, senza nascondere a noi stessi i problemi, ma muovendoci per tempo a fare ciò che un imprenditore sa da sempre fare: prendere decisioni, fare scelte. Ma scelte consapevoli, dettate dall’osservazione della realtà.

Sono un commercialista… e in questi giorni continua a risuonarmi in testa il disposto normativo introdotto, poco più di un anno fa, al comma 2 all’art. 2086 del codice civile: “l’imprenditore … ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alla dimensione dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio… per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”. Che, per tutti, non significa altro che fare il proprio lavoro, e farlo al meglio, con maggiore consapevolezza, non perché ce lo impone qualcuno ma perché è necessario al fine di sapere come e dove condurre le nostre aziende. 

Tutti quelli che appartengono, come me, a Compagnia delle Opere, hanno la mia stessa fortuna: avere a disposizione imprenditori con cui confrontarsi, con cui farsi Compagnia. Una Compagnia con cui condividere preoccupazioni, soluzioni, idee… per fare meglio, oggi, il proprio lavoro.

Giulio Broggini

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