IL MESTIERE DI FAR RISUONARE LE PAROLE
C’è chi entra nel proprio mestiere per caso e chi invece ci arriva seguendo una traiettoria che, a guardare indietro, non poteva essere diversa. Gianluca Favro si definisce “un esploratore e un tecnico della parola“. Da quando a ventiquattro anni ha cominciato a scrivere come copywriter junior in una grande agenzia pubblicitaria, la parola scritta è stata il filo conduttore di ogni sua fase professionale. Gli anni, le esperienze umane e professionali hanno costruito il senso che “Le parole possono colpire, possono risultare lenitive o possono risuonare così chiarificatrici da aiutare a definirci nel mondo“. Per un’impresa, questa consapevolezza vale doppio: ogni parola che sceglie di usare per raccontarsi è una presa di posizione tutt’altro che neutra. Costruisce la percezione che i clienti avranno, orienta la cultura interna, sedimenta nel tempo un’identità. Le aziende che lo capiscono smettono di comunicare e cominciano a narrare. E la differenza è sostanziale.
Quando si parla di Intelligenza Artificiale applicata alla scrittura, il riflesso più comune è la preoccupazione: la macchina prenderà il posto dell’umano. Gianluca ha un punto di vista netto, maturato in due anni e mezzo di uso quotidiano degli strumenti AI: “Non mi sono mai sentito superato. Perché il controllo della parola lo esercito in maniera spontanea e anche abbastanza severa nei confronti degli LLM“. Il punto non è se la macchina sappia scrivere, ma se chi la usa sia in grado di governare l’output. L’AI risponde alla qualità di quello che le si chiede: un prompt generico produce risultati approssimativi, uno preciso e contestualizzato dà vita a qualcosa di amplificato e potente. Questa scoperta ha avuto un effetto inatteso sulla sua capacità di lavorare con le persone. “Da quando uso l’intelligenza artificiale con coscienza è migliorato molto anche il mio rapporto con i collaboratori, perché parlo in un altro modo, sono più specifico, più preciso: è come se promptassi anche a loro“. La tecnologia, usata bene, non sostituisce l’efficacia umana: la allena.
Virtual Land, la società a cui Gianluca partecipa dalla fondazione, è una narrative tech company: non vende intelligenza artificiale, ma governance della narrazione applicata all’AI. Il prodotto centrale sono le rolechat, dialoghi narrativi costruiti con guardrail precisi di tono, stile e contenuto, dove l’AI interpreta un personaggio ed è lei a ingaggiare l’utente. Questo rovesciamento di prospettiva non è un dettaglio tecnico, è il cuore di una filosofia: il coinvolgimento autentico non si ottiene trasmettendo informazioni, si ottiene aprendo una conversazione. Per le imprese, questo significa ottenere un risultato estremamente concreto: ad esempio, coinvolgere le persone sulla cultura aziendale, sulla sicurezza informatica, sui valori ESG, non attraverso slide e manuali, ma attraverso esperienze narrative. “Ogni volta che il lato umano deve essere attivato, reso consapevole e responsabile, il nostro strumento narrativo basato sull’AI risulta efficace perché innovativo, quasi rivoluzionario in un certo senso“. Costruire cultura, non trasferire contenuti: è una distinzione che le PMI stanno sperimentando essere un fattore competitivo concreto.
Il futuro che Gianluca vede è centrato sulla narrazione che diventa infrastruttura. Non ornamento della comunicazione aziendale, non valore aggiunto, ma struttura portante del modo in cui le organizzazioni costruiscono consapevolezza, motivazione, senso di appartenenza. L’AI, in questo scenario, non è il protagonista ma l’abilitatore: “Stiamo sviluppando uno strumento potenziante le capacità umane e non escludente o soverchiante“. Per le piccole e medie imprese, questa visione ha implicazioni immediate. La sensibilità sull’importanza di essere attivi nella cybersicurezza, ad esempio, si costruisce attraverso la condivisione di simulazioni in cui misurare gli impatti personali e d’impresa. La sostenibilità prima si racconta, poi si certifica. I valori si vivono attraverso le parole che ogni giorno circolano dentro e fuori l’organizzazione. Le persone si coinvolgono quando vengono interpellate, non quando ricevono una mera informazione. Gianluca lavora su questo confine, dove la creatività incontra la tecnologia e la narrazione diventa strumento di trasformazione organizzativa.
La parola, in fondo, è sempre stata il primo codice che gli esseri umani hanno usato per costruire qualcosa insieme. Adesso ha un amplificatore nuovo. Il mestiere invece resta lo stesso.








