RISPONDERE DI QUALCUN ALTRO
A ventidue anni, appena finito il praticantato da geometra, Francesco Monti e un collega che stava per diventare il suo socio, si guardano intorno e decidono di provarci. “Con l’incoscienza dei giovani ci siamo buttati”, racconta. Uno studio casalingo, spese ridotte all’osso, nessuno a dire cosa fare. Tra i suoi amici, tutti in grandi aziende, banche, ospedali, resta un unicum. Ma dietro quella che sembra pura incoscienza c’è una postura precisa verso il tempo: vivere il presente e leggere ciò che accade. Dallo studio tecnico all’agenzia immobiliare, dall’amministrazione condominiale ai servizi: “Di fatto, passavano dei treni e abbiamo deciso di salire”. Non un piano a tavolino, ma la capacità di riconoscere l’opportunità mentre transita: non aspettare le condizioni perfette, agire dentro quelle che ci sono.
Il vero salto, però, non è commerciale. Arriva quando serve uno spazio più grande per assumere una persona, con gli investimenti che ne conseguono. “Non lo chiamerei un salto mentale, ma una presa di coscienza della responsabilità che avevamo anche nei confronti degli altri, non più solo di noi stessi”. È il passaggio dall’individualità al collettivo e cambia la natura stessa del lavoro. “Essere responsabile di qualcun altro e responsabilizzare lui nei confronti delle mansioni e delle persone, perché quello è il modo che hai scelto”. La responsabilità non è gerarchia ma reciprocità: chi guida risponde delle persone e insieme le rende capaci di farsi carico e prendersi cura a loro volta. Una catena di fiducia che diventa metodo per guardare al futuro.
C’è un secondo fronte nella vita di Francesco che cresce in parallelo e non per caso. Nello stesso arco di anni in cui struttura l’azienda, mette al mondo quattro figli. “Oltre alla responsabilità del lavoro, avevo anche quella di crescere i miei figli”. Impresa e famiglia diventano due versioni dello stesso apprendistato, quello di rispondere di qualcuno che dipende da te. Ed è la famiglia a fissare il criterio con cui misurare il lavoro. “Si può lavorare con maggiore cura, anche a discapito di qualche guadagno in più, mantenendo la serenità e la coscienza a posto rispetto al lavoro svolto”. Non è una rinuncia all’ambizione, è una gerarchia di valori: la dedizione verso chi ami diventa la bussola che orienta anche le scelte d’azienda. Perché un’impresa costruita sacrificando le persone che dovrebbe servire ha già tradito il proprio scopo.
Questo stesso modo di intendere il mestiere si estende, infine, a chi si fida di te. È la ragione per cui Francesco ha scelto settori complessi per servizio e reputazione, l’amministrazione condominiale su tutti: non per opportunismo ma per la convinzione di poterli fare in un altro modo. “Per la gran parte delle persone la casa è l’acquisto più costoso e più sentito di una vita: gestirla con leggerezza è mancare di rispetto a chi te l’affida”. Le tre responsabilità – dipendenti, famiglia, territorio – si rivelano così un’unica postura. Guardando ai prossimi dieci anni, Francesco non promette formule magiche, ma una sintesi di fare impresa, in cui cogliere le opportunità e rispondere degli altri non sono in tensione: “Vivere il presente, cercare di cogliere il segnale e capire il momento”. Le occasioni passano per tutti; ciò che distingue l’imprenditore è la disponibilità a portarne il peso anche per qualcun altro.








