Intervista a Giorgio Armani

INDOVINA CHI | Intervista a Giorgio Armani, Amministratore Delegato GFB Group
ESSERE ABILI IN CIÒ CHE È PASSIONE

“A 15 anni il sogno era un’azienda e una Ferrari”. Quella di Giorgio Armani, Amministratore Delegato GFB Group, è una storia di vita e d’impresa che fa poche concessioni al successo economico come parametro di riscatto e nuovo benessere. Il ricordo del sogno adolescenziale è quasi un romantico volgere lo sguardo al figlio di una delle tante famiglie oneste e lavoratrici, che hanno cresciuto ragazzi capaci di immaginare un futuro di lavoro e di soddisfazioni per poi realizzarlo. “Ho iniziato a lavorare presto. Facevo il fresatore in un’azienda meccanica. Nel 1987, a 21 anni, mio cugino mi convince a diventare suo socio nel commercio di utensileria”. Lo spirito non gli manca, ma l’esperienza e la fortuna fanno ancora difetto: nonostante l’intuizione di dare vita ad un’officina che i pezzi li costruisca invece di rivenderli solamente, la prima avventura termina e Giorgio torna in reparto, questa volta come sintetizzatore.

“Ci sono sempre state due cose che ho messo alla base del mio lavoro: la passione nel fare le cose e la volontà di provare nuove strade. All’inizio mi sono trovato a mani vuote, perdendo anche il denaro investito, ma libero di seguire quello che immaginavo”. Nel 2004 il suo tempo, la passione e le capacità professionali acquisite nel corso delle diverse esperienze trovano casa definitiva in GFB, l’azienda che ha acquistato qualche anno prima. “Buona reputazione e coraggio. La ricetta può sembrare semplice, ma gli ingredienti si preparano giorno dopo giorno, con dedizione. Bisogna diventare abili nella passione che si ha.” Il vero segreto è questo: attaccarsi alle cose che appassionano e approfondirle, studiarle, renderle la ragione della propria vita professionale e personale.

Giorgio ha abbinato alla capacità tecnica, appresa nel mondo dei particolari per le macchine utensili, l’attenzione per la gestione amministrativa. “È indispensabile per l’imprenditore. Il controllo di gestione impatta non solo su sé stessi ma sull’intero ecosistema, di comparto e di mercato”. L’obiettivo è ancora una volta chiaro: permettere all’azienda di funzionare senza dipendere dalla presenza dell’imprenditore, il cui ruolo si sposta sempre più nella ricerca di nuove opportunità. “Il mio metodo è l’ascolto. Le idee nuove sono la ricchezza che oggi bisogna ricercare.”

Compagnia delle Opere Insubria gli viene segnalata dal direttore di banca e diventa da subito #relazioneinazione: dalle convenzioni, all’incontro di fornitori e clienti, alle opportunità di confronto su temi e argomenti concreti, vicini alle esigenze degli imprenditori.

“Volere e non potere sembra essere diventato il mantra di molti, che hanno visione ma sono carenti di capacità di renderla operativa”. Per Giorgio, a distanza di 20 anni, credere in sé stessi è ancora l’elemento capace di fare la differenza. In ogni ambito e in particolare in quei settori nei quali l’Italia vanta una tradizione di eccellenza, come la meccanica e l’impiantistica. Bisogna leggere le necessità che si manifestano e anticipare di un passo il cambiamento, comprendere le opportunità di vivere in un territorio, dove magari si è installata una multinazionale, in cerca di competenza e capace di creare una filiera.

“Oggi la concorrenza si gioca sulla capacità di attrarre, di formare e di trattenere operai specializzati”. Una storia già sentita, fatta di persone che cambiano la propria vita grazie alla capacità di mettere al centro della loro crescita la passione e la dedizione per quello che fanno. Parola di Giorgio, che ci saluta mentre scappa per raggiungere il circuito dove dà sfogo all’altra sua passione: correre in macchina. E mantenere vivace lo spirito del ragazzino capace di sognare insieme all’uomo abile nel realizzare i sogni.

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